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18 marzo 2011

A proposito di leadership

Tra le parole più inflazionate del momento vi è di sicuro la parola “leader”.

Sono molte le persone che vorrebbero definirsi tali, molte le aziende che cercano nei propri collaboratori o nei nuovi candidati tale caratteristica.

Potremmo estendere ancora di più la considerazione dicendo che l’intera società sembra essere alla ricerca di “Leader”.

  • Ma cosa significa essere leader?
  • Esiste un unico tipo di leadership?
  • Manager e leader sono la stessa cosa?
  • Conviene essere leader?
  • Quanto “costa” essere leader?
  • Leader si nasce o si diventa?

Molte domande certo. Domande alle quali è necessario trovare risposta se si vuole evitare di utilizzare impropriamente tale termine, generando confusione e frustrazione. Dunque direi di partire dall’origine etimologica della parola. “Leader” deriva dal verbo inglese “to lead”: condurre. Dunque innanzitutto il “leader” è una persona in grado di condurre.

Ma condurre chi? Altre persone?

Prima ancora di condurre altre persone il “leader” dovrà essere in grado di condurre sé stesso! Come pretendere altrimenti di condurre altri? Ecco dunque che si passa ad una prima importante considerazione: il leader deve essere congruente, deve cioè essere capace di fare lui per primo ciò che chiede agli altri, deve incarnare lui per primo i valori che propone agli altri, deve sapere lui per primo dove andare per poterci portare altre persone. Già solo da queste prime considerazioni emerge un altro importante principio sulla leadership: la leadership, come il rispetto, devono essere guadagnati, non possono essere pretesi. Detto in altre parole: non posso pretendere di essere un leader, non posso impormi come tale se non c’è chi dall’altra parte mi riconosce tali caratteristiche. Dunque non ci si può svegliare la mattina e dire: “da oggi sono un leader”! Ciò che si può fare semmai è decidere di intraprendere tutta una serie di azioni e cambiamenti, decidere di comportarsi in modo tale da ispirare chi si ha di fronte e fare in modo che ci riconosca spontaneamente come leader, ovverosia “capaci di condurre” da qualche parte, capaci di influenzare, di ispirare.

Di sicuro c’è molta confusione quando si parla di leadership anche perché si pensa a diverse tipologie di leadership: politica, militare, manageriale, artistica. In questo contesto l’analisi mira a mettere in luce soprattutto le caratteristiche della leadership manageriale, dunque quella che viene fuori in ambito lavorativo. Essere leader è diverso che essere manager. Quest’ultimo è colui che gestisce le risorse e fa produrre risultati. Il vero leader è invece colui che valorizza le risorse e soprattutto fa in modo che le persone vogliano produrre risultati. Il leader fa la differenza proprio sul versante delle relazioni interpersonali, perché è in grado di ascoltare realmente, cogliere le sfumature, interpretare i segnali delle persone che ha di fronte, scoprire i talenti, attenuare le frizioni, motivare scegliendo le giuste leve psicologiche.

Alla luce di queste considerazioni: leader si nasce o si diventa? Probabilmente la verità, come spesso accade, sta nel mezzo! Possono esserci delle componenti genetiche che portano un individuo ad agire in modo tale da essere riconosciuto come leader. Allo stesso tempo qualora si decida intenzionalmente di mettere in essere una serie di scelte per aumentare le possibilità di essere riconosciuti leader, tutto ciò si può fare, a patto di affrontare un lavoro psicologico impegnativo, molto impegnativo. A volte dunque la leadership è innata e trova da sola, spontaneamente il percorso per farsi strada. Altre volte invece ci troviamo di fronte a delle scelte condizionate, a delle circostanze di fronte alla quali possiamo o dobbiamo decidere di tirare fuori il leader che è in noi. Una cosa è certa: chiunque, prima ancora di pretendere di guidare delle persone, dovrebbe decidere di prendere il controllo della propria vita, delle proprie scelte, delle proprie azioni. Dovrebbe dimostrare a se stesso di sapersi ispirare e motivare. Dovrebbe dimostrare a se stesso di sapere decidere dove andare e perché, cosa raggiungere e per quale motivo.

Solamente quando avrà ben chiaro nella sua mente queste cose, e solamente quando avrà le prove tangibili che si sta muovendo in quella direzione, solo allora potrà pensare di poter ispirare, motivare, guidare altri.

Che siate studenti, dottorandi, professori, impiegati, dirigenti o manager il mio consiglio è quello di fermarvi un attimo a riflettere su quanto vi stimate essere leader di voi stessi. Chiedetevi:

quanto sto dimostrando di essere capace di condurmi verso la vita e i risultati che voglio?”,

“quanto sto lasciando al caso?”,

“quali qualità potrei sviluppare per essere più leader?”,

“quanto è importante essere leader di me stesso?”,

“sono pronto a pagare il prezzo necessario per diventare maggiormente leader?”

C’è infine un buon test che è possibile effettuare per capire se il vostro atteggiamento è quello di un “leader” o piuttosto quello di un “follower” (colui che segue, n.d.r.). Di fronte alle situazioni impegnative, di fronte ad imprevisti anche spiacevoli, di fronte ad ostacoli da superare, di fronte a incidenti di percorso e di fronte a soprusi subiti.. qual è il vostro atteggiamento? Cosa dite? Come vi comportate? Se vi dite: “Che sfortuna.. Questo non ci voleva.. Non è giusto che sia accaduto… etc… è molto probabile che siate lontani dall’indole del leader! Se invece vi dite: “Sono disposto a pagare il prezzo perché per me è importante farcela”, “Sono caduto ma ho la forza per rialzarmi”, “Trovo le risorse per gestire l’imprevisto e riparto al più presto”, “Questo fallimento mi ha comunque insegnato qualcosa”… beh allora sì che dimostrate di avere l’indole e il temperamento del leader. Un augurio per tutti: conducetevi al successo!

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