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13 marzo 2011

Il destino “Habrak ad Habra”

Il destino “Habrak ad Habra”, vision, domande, mappe concettuali

Imprenditoria giovanile

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“Habrak ad Habra”, chi non ha mai ascoltato almeno una volta nella sua vita pronunciare queste magiche parole? Magari in un film o in un cartone animato. Ma chi si è mai chiesto quale fosse il significato di queste parole? “Habrak ad Habra” è una frase in aramaico, il cui significato letterale è: “creerò ciò che dico”.

Non è un caso dunque se il personaggio di turno che pronuncia tali parole poi di fatto fa accadere qualcosa, magari di magico.
Dietro queste parole si nasconde una grande verità! Che a sua volta contiene una grande possibilità: dare vita a ciò che si afferma di voler fare. Creare ciò che si dice a sua volta racchiude infatti un fondamentale presupposto. Ciò che diciamo è frutto di ciò che pensiamo. Dunque per comprendere meglio la dinamica del nostro comportamento è necessario scomporre i passaggi che ciascuno di noi effettua. Innanzitutto c’è il pensiero: ciò che vediamo, ascoltiamo, proviamo attraverso il nostro cervello. Successivamente il nostro pensiero diventa parola, verbo, espressione vocale. La parola a sua volta condiziona fortemente le nostre azioni, il nostro comportamento. Questo è il motivo per il quale è indispensabile, qualora si voglia raggiungere risultati, superare sfide, produrre cambiamento, prendere una profonda consapevolezza di ciò che passa all’interno del nostro cervello e di come parliamo internamente a noi stessi ed esternamente a chi ci troviamo di fronte.

Siamo noi gli artefici del nostro destino. Anche i più scettici dovrebbero convincersi di ciò, poiché ciò che facciamo o non facciamo, ciò che decidiamo o non decidiamo, in qualche misura è legato a cosa stiamo pensando e a come stiamo processando le informazioni e le sensazioni che abbiamo al nostro interno. Vediamo di fare qualche esempio pratico per comprendere meglio questo meccanismo. Immaginiamo di trovarci di fronte ad una sfida da affrontare, un esame da superare, un concorso da vincere. Considerate i due seguenti modi di leggere tali circostanze. Da una parte potremmo dire: “La probabilità che io ce la faccia è molto bassa”; dall’altra potremmo dire: “La probabilità che io ce la faccia non è altissima”. Il nostro cervello riceve input ben diversi e nel secondo caso porrà il focus sul fatto che esiste una possibilità altissima e che ci si può avvicinare a questa. Il nostro cervello non è in grado di processare il “non” se non come negazione del concetto che segue.

Vediamo di capire meglio: se vi chiedessi di “non pensare ad un orso blu”.. probabilmente ciò che fareste sarebbe proprio “pensare ad un orso blu”!! Capite dunque che dire a noi stessi: “Non ti preoccupare” è molto meno utile che dire a noi stessi: “”Stai tranquillo”. Allo stesso modo la scelta delle singole parole che utilizziamo può fare una grandissima differenza: dire che “una cosa è faticosa” è diverso che dire che “una cosa è impegnativa”. Nel primo caso infatti stiamo focalizzando il concetto di “fatica”, nel secondo invece quello di “impegno”. Immaginate di dire: “Provo a farlo”: questa frase implica il concetto di “provare”.. e “provare” implica il poter riuscire o no.. Per il nostro cervello è molto più efficace dire: “lo faccio”, oppure “mi impegno a farlo”.

Ma vediamo altri esempi per comprendere il potere racchiuso nelle nostre parole e dunque a monte nel nostro pensiero. Secondo voi dire “devo farlo”, “voglio farlo” o “desidero farlo” sono la stessa cosa? Evidentemente no! Nel primo caso siamo dicendo a noi stessi che “siamo costretti” a fare qualcosa.. nel secondo caso stiamo dicendo a noi stessi che “vogliamo fare, per libera scelta”, nel terzo caso addirittura stiamo dicendo che “desideriamo poter fare qualcosa”. Quindi pensate alla differenza che può fare dire a noi stessi: “devo fare questo esame”, “voglio fare questo esame”, “desidero fare questo esame”.

La cosa più importante da sottolineare a questo punto probabilmente è che non sempre esterniamo verbalmente ciò che pensiamo. Molto spesso tutto rimane al nostro interno e magari non ce ne rendiamo neanche conto. Ma ciò che poi di fatto mettiamo in pratica è comunque il frutto di ciò che abbiamo pensato e detto in qualche modo a noi stessi. Ecco perché è importante imparare a prendere consapevolezza di cosa stiamo pensando e di quali parole, quale sintassi stiamo utilizzando nel nostro cervello. Ancora qualche esempio? Immaginate il diverso impatto che può avere a livello motivazionale dirsi alla mattina prima di iniziare la giornata: “oggi sono sicuro che sarà una giornata dura e noiosa”. Immaginate invece che impatto motivazionale diverso può avere dirsi alla mattina: “oggi sarà una giornata impegnativa e imparerò qualcosa di nuovo qualsiasi cosa accada”. Oppure provate ad immaginare il diverso impatto che possono avere le due seguenti frasi pensate per una medesima circostanza: “sono distrutto, sono certo che fallirò” rispetto a “non sono al massimo ma farò di tutto per riuscirci”.

Molto spesso ci capita di parlare “in automatico” utilizzando modi di dire, parole, aggettivi, senza riflettere accuratamente sul loro significato e sul loro impatto sul nostro cervello. Dire che una situazione è un “disastro”, quando potremmo dire che è “delicata”, dire che una persona è “assurda” quando potremmo dire che è “stravagante”, dire che una situazione è un “casino”, quando potremmo dire che è “complessa”, oppure dire che abbiamo un “problema” quando potremmo dire di avere una “situazione da risolvere” sono tutti esempi del diverso modo di utilizzare il linguaggio e di condizionare in una determinata direzione noi stessi.

Alla luce di tutti ragionamenti fatti sembra opportuno concludere con una frase che si attribuisce al manager statunitense Frank Outlaw: “Stai attento ai tuoi pensieri, perché diventano parole. Stai attento alle tue parole perché diventano azioni. Stai attento alle tue azioni perché diventano abitudini. Stai attento alle tue abitudini, perché diventano carattere. Stai attendo al tuo carattere, perché diventa il tuo destino”. Concludendo: “non voglio” che siate d’accordo con quanto ho scritto e mi auguro che “non troviate” la piacevole e fruttuosa abitudine di scegliere con più attenzione i vostri pensieri, le vostre parole, le vostre azioni, le vostre abitudini, il vostro destino!

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