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3 marzo 2011

L’arte dell’ascolto

“Un dotto filosofo si recò un giorno da un monaco zen, conosciuto come uomo di grande saggezza, con lo scopo di metterlo alla prova sui massimi temi della conoscenza. Il monaco accolse il filosofo e si diede subito a preparare il tè – così come si conveniva. Il dotto filosofo iniziò subito un’accorata e profonda dissertazione sulle tesi sostenute dalle varie dottrine, per dimostrare quali erano, secondo lui, gli errori in cui erano incorse. E così, quando finalmente giunse il momento di servire la bevanda, l’impalcatura teorica del filosofo era costruita e apparentemente ben solida. “Che ne dite: siete d’accordo?” chiese il filosofo. Il monaco, senza proferire alcuna parola, poggiò la tazza davanti al suo ospite. Nonostante la tazza fosse già piena il monaco continuò a versarvi del tè, facendolo traboccare e spargendolo tutt’intorno. Prima sorpreso, poi profondamente colpito e commosso, il filosofo si inchinò con grande devozione: “Ora capisco.. La mia mente è come questa tazza: troppo piena di ciò che già contiene per poter accogliere ciò che ancora non conosce”.

Questa storia zen ci illustra molto efficacemente l’importanza della capacità di ascoltare. Molte persone sottovalutano questa facoltà e in qualsiasi relazione si trovino pensano prevalentemente a parlare attivamente da protagonisti,invece di lasciar parlare chi hanno di fronte.

L’attività di ascolto passa in realtà attraverso differenti livelli. All’estremo più negativo troviamo l’ “ignorare”: in questo caso pensiamo completamente ad altro, incuranti dell’interlocutore. Dall’ignorare completamente il nostro interlocutore passiamo all’ “ascolto apparente”: facciamo solamente finta di ascoltare, ma in realtà passiamo in rassegna, nella mente, i nostri pensieri personali. Successivamente, in questa scala “valoriale” di ascolto, troviamo l’ascolto “selettivo”: ascoltiamo solo ciò che ci fa comodo e ci interessa. Oltre questo livello di ascolto troviamo quello “attento”: vogliamo realmente capire il senso e il significato delle parole dell’interlocutore. Infine troviamo il vero e proprio ascolto, quello più profondo e impegnativo, perché esige maggiore sforzo, impegno, “proiezione” verso l’interlocutore: parliamo dell’ascolto “empatico”. In questo caso ci impegniamo nella comprensione per cogliere, più in profondità, lo stato d’animo dell’interlocutore.

Il vero ascolto non è dunque fatto di sole orecchie, ma anche e forse soprattutto di occhi, cervello, cuore.

Ascoltare attentamente o empaticamente richiede dunque una precisa scelta intenzionale, per limitare il nostro egocentrismo e il nostro desiderio di protagonismo. L’essere umano ha infatti l’innata tendenza a volersi mettere in luce, ad ottenere attenzione, ascolto. Dunque quando ci troviamo qualcuno di fronte è abbastanza naturale tendere a voler prendere la parola, commentare, saltare a delle conclusioni, dare la nostra versione, la nostra lettura, la nostra sentenza, prevaricando spesso chi abbiamo di fronte.

Ascoltare è dunque importante per molti motivi, perché ci permette di: far sentire importante l’interlocutore, comprendere nuove letture diverse dalle nostre, creare le basi per una relazione fruttuosa, raccogliere nuovi dati, scoprire nuovi concetti. L’arte dell’ascolto (perché di vera arte si tratta) si può imparare.

Alcuni consigli per migliorare nell’ascolto attento e/o empatico: chiedersi chi si ha di fronte e cosa lo caratterizza e/o rende unico, considerare che chiunque può essere fonte di arricchimento, interrompere il processo mentale che ci porta solo a costruire frasi e pensieri dalle parole che ascoltiamo dal nostro interlocutore, focalizzare l’attenzione sul significato del discorso e non sulle singole parole ascoltate, evitare di saltare prematuramente a trarre conclusioni (ascoltare fino alla fine il pensiero altrui), di tanto in tanto riformulare e sintetizzare i concetti dell’interlocutore, fare domande, chiedere chiarimenti in merito ad alcuni passaggi che non ci sono chiari.

Saper ascoltare è una facoltà indispensabile per chiunque desideri relazionarsi efficacemente, produrre risultati nel mondo dell’università, del lavoro, del business, nella vita. Non a caso il filosofo greco Epitteto disse: “Se gli Dei ci hanno dotati di due orecchie e di una sola bocca dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo”!

Stefano Tassone

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