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1 marzo 2011

Lettera semiseria al Re Carnevale

Caro Re Carnevale, anche se il concetto può suonare politicamente scorretto, vista l’aria che tira, lei deve essere un uomo straordinario perché giunge così all’improvviso a dimostrarci che, ebbene si, la classe operaia può ancora andare in paradiso.

Quanto meno in ambito festaiolo, dove per tutelare il diritto “ad esserci” non servono né gli scioperi generali, né la concertazione tra le parti sociali: basta semplicemente schiaffarsi in volto una maschera, esercizio che a noi uomini del 2011 figli del tubo catodico, nipoti del “Grande Fratello” (e chi se ne frega se sia 10 o 11 tanto gira e rigira è sempre la solita porcheria), abituati a mentire sulle nostre mediocrità ci riesce con costanza e disinvoltura. Resta però da mettersi d’accordo sull’interpretazione dei concetti di “classe operaia” e “paradiso”.

Il primo per quanto le concerne viste le sue chiare origini contadine, appare inequivocabile. Perché Lei val la pena di ricordarlo, prima che un avvenimento di portata nazionale e internazionale, è il momento magico di tutti quelli che si alzano all’alba la mattina e spesso senza avere il conforto dei propri cari si dirigono come automi pilotati da chissà quale oscura mente criminale in fabbrica a spaccarsi la schiena dieci ore al giorno per poi lo sappiamo (lo sanno tutti ma stranamente nessuno fa niente), ricevere uno stipendio da fame che non basta più neanche per risolvere le questioni minime figuriamoci le grandi poi quindi lasciamo perdere.

E’ perché anche adesso che lei è diventato un personaggio importante salendo agli onori della cronaca non più solo locale ma internazionale continua a rallegrare i cuori di chi sta in basso, di chi come noi vive in provincia condannati a vivere costantemente sull’orlo del baratro, e buon per noi che abbiamo trovato un lavoratore umile e disponibile agli straordinari per rallegrare i cuori ed alleggerire i fardelli di quanti faticano a raggiungere uno scopo nella vita.

Dunque le sue radici operaie sono fuori discussione, così come la sua vocazione a un tran- tran- meno che borghese, tutto casa e lavoro, senza corollari di veline, serate, feste, salotti, vip e tutto lo scintillio mondan- modaiolo che fa di una persona qualunque un esempio da seguire in società. E’ però il significato di “paradiso” che merita un approfondimento. Per sentirsi al settimo cielo potrebbe bastarle guardare dall’alto di un ideale classifica di gradimento tante manifestazioni giovani, carine e reclamizzate che durano lo spazio di una sera o al massimo se va bene di una stagione.

Lei signor Carnevale invece è sempre, sempre lì da ormai da secoli a tingere i nostri sogni del colore della speranza, della gioia e dell’ottimismo il che lo sappiamo non è sempre facile se è vero come è vero che come capo di governo abbiamo un signore che non sappiamo come faccia a 74 anni già carico di gloria e tensioni, ad agitarsi e litigare e a collezionare brutte figure in giro per il mondo, anziché godersi la pensione portando alle Bermuda una delle sue tante sciure.

Ma, forse conviene lasciar perdere e dedicare le proprie attenzioni a quanti l’aspettano. Lo smoking, a volte risulta più scomodo della tuta da operaio. E allora è meglio chiudere gli occhi e trattenere il respiro quel tanto che basta a scoprire che il paradiso e tirare la carretta, pur attraversando le strette e anonime strade di provincia, una provincia dove ci si saluta ancora per strada, dove magari di soldi se ne vedono di meno ma tanti in più rispetto al nulla che giace nelle tasche dei molti disoccupati di cui la Calabria è piena e di quanti grazie a lei ogni tanto si tolgono lo sfizio di mettere i puntini sulle “i”, anzi no: ricordando le sue origini latine si ricordi di metterne uno anche sulla “e”.


Gaetano Santandrea

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