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8 marzo 2011

Parigi : un 8 marzo sotto il segno della solidarietà internazionale

A Parigi la Giornata Internazionale delle Donne, festeggiata con tre giorni d’anticipo lo scorso sabato, porta il suo sostegno a tutte le donne impegnate in questo momento nei sollevamenti in Africa e in Medio Oriente.Parigi ha anticipato di qualche giorno le iniziative previste per l’8 marzo, “Journée Internationale des Femmes”, istituita nel 1977 dalle Nazioni Unite. Lo scorso sabato infatti ha ospitato una manifestazione all’insegna della solidarietà internazionale, che ha visto la partecipazione di 1.450 persone secondo la polizia, 4.000 secondo gli organizzatori. Un’occasione per rivendicare i diritti delle donne talvolta dimenticati o calpestati nel mondo occidentale, e insieme un modo per dare sostegno alle donne protagoniste dei sollevamenti che stanno animando in questo momento numerosi paesi dell’Africa del nord e del Medio Oriente.

Un’atmosfera vivace e un sole come non si vedeva da giorni a Parigi, hanno accompagnato il corteo partito nel primo pomeriggio dalla piazza del Trocadero e che ha attraversato Avenue d’Iena e gli Champs Elysées per arrivare a Parc Monceau; centinaia di bandiere colorate di associazioni femministe, collettivi studenteschi e di qualche partito politico di sinistra. Donne di ogni età e nazionalità: francesi, egiziane, iraniane, curde, afghane, tunisine, turche e algerine.

Una delle organizzatrici del “Comité Indépendant contre la répression des citoyens iraniens” mi ha detto di essere lì perché nonostante la repressione del “Movimento Verde” per la democrazia nato in Iran nel Giugno 2009 e che ha visto l’assassinio e l’arresto di centinaia di manifestanti, la volontà di far sentire la propria voce è sempre alta. In Iran, chiunque manifesti in difesa dell’uguaglianza dei sessi è considerato come un antirivoluzionario ed un blasfemo venduto al mondo Occidentale; nonostante ciò la lotta delle donne contro le leggi misogine e a favore dell’affermazione di maggiori diritti nel campo sociale, politico e culturale è per quanto possibile forte. Sono donne che protestano contro la legge dell’ayatollah Khomeiny istituita ormai 32 anni fa che le obbliga a portare il velo nei luoghi di lavoro; che si ribellano al fatto che la denuncia nei confronti di un uomo accusato di stupro sia valida solo nel caso in cui quest’ultimo ammetta di aver commesso il reato; che non vogliono più che il proprio marito possa chiedere il divorzio a loro insaputa. Nonostante questa situazione di evidente imparità sociale, i tentativi delle donne iraniane per uscire dalla condizione di inferiorità iniziano a dare risultati: le università al momento contano il 60% di studentesse, sintomo di una prima “emancipazione”culturale.

Anche il “Mouvement Européen des Femmes Kurdes” partecipa ogni anno giorno a questa giornata di lotta; “non una semplice celebrazione ma una giornata che ci permette di vedere quello che abbiamo fatto per comprendere meglio ciò che ci resta da compiere per la libertà, la democrazia e l’uguaglianza” , mi ha detto una donna curda che vive a Parigi. Quella dell’8 marzo è una delle tappe della lotta condotta in Kurdistan da più di 35 anni per abbattere il sistema patriarcale che opprime le donne curde vittime di vessazioni e violenze.

Il “Collectif féministe” della Università di Paris III, la Sorbonne Nouvelle ha partecipato al corteo brandendo uno striscione con su scritto “étudiantes debout!” ( “studenti in piedi!” ). Lubna, studentessa di Lettere, mi ha spiegato che questo collettivo è nato solo tra mesi fa, in reazione ad un sentimento di frustrazione e di esclusione provato dalle studentesse in rapporto alle grandi mobilitazioni, a maggioranza maschile, che hanno coinvolto l’ambiente universitario nei mesi di settembre e ottobre. Le ragazze della Sorbonne Nouvelle si sono unite per portare avanti una campagna di sensibilizzazione su temi riguardanti l’universo femminile ed il rapporto tra uomo e donna, investiti talvolta da pregiudizi e da un disinteresse generale. “Benché le donne abbiano ottenuto considerevoli risultati nella lotta portata avanti negli anni ’70, basta pensare a qualche statistica per constatare che la lotta femminista resta attuale”, mi dice Lubna. “130 milioni di donne subiscono mutilazioni genitali in tutto il mondo, 75.000 casi di violenze sessuali si verificano ogni anno in Francia, ogni tre giorni una donna muore a causa del proprio marito o compagno.” L’obiettivo del Collettivo è allora quello di “risvegliare” tutti gli studenti che sembrano distaccati da queste realtà e farli riflettere: perché in Francia si sta praticando la chiusura di numerosi Centri di Interruzione Volontaria di Gravidanza; perché stanno diminuendo i posti di infermiere e di assistenti sociali nei licei e nelle Università?

Quella di sabato è stata la prima delle tante iniziative di sensibilizzazione che si svolgeranno questa settimana: dibattiti, letture, proiezioni ed esposizioni fotografiche che avranno come protagonista l’universo femminile, per conoscersi e farsi conoscere

Benedetta Michelangeli

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