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30 aprile 2011

Quando studiare è un sacrificio (economico)

Negli ultimi anni gli studenti dell’Università della Calabria (in realtà la situazione non sembra molto rosea nemmeno in altri atenei) hanno assistito ad un’impennata vertiginosa delle tasse universitarie. All’Unical la retta si paga in due momenti: ad inizio anno accademico, ed è una quota fissa per tutti (tranne per i beneficiari di borsa di studio, che pagano la cifra “simbolica” di 25 euro), e a fine maggio: la seconda rata varia a secondo del reddito, e i borsisti ne sono esentati.

Dunque, qual è la situazione allo stato attuale? Le tasse universitarie hanno subito una crescita esponenziale negli ultimi quattro anni: parlando concretamente, la prima rata è passata dai 290 euro circa del 2007/2008 ai quasi 350 euro dell’anno accademico in corso. Stesso discorso per la seconda rata, mentre le borse di studio sono diminuite parallelamente alla lievitazione delle tasse.

Cos’è successo? Inflazione? Svalutazione dell’euro? Trasformazione dei vertici universitari in tanti Lupin? No. E’ tutto una conseguenza dei tagli del governo ai finanziamenti per gli atenei. L’Unical si è trovata con molti soldini in meno e “giustamente” batte cassa presso gli studenti. Giustamente? Non ci sono altri modi per recuperare i soldi mancanti?

Nell’anno zero dell’era Gelmini – Tremonti, una grossa fetta dei vertici dell’ateneo cosentino dava rassicurazioni in merito alla questione “decurtazione dei fondi”: l’Università della Calabria rientra nella rosa degli “atenei virtuosi”, delle università con i bilanci a posto, e il governo ha deciso di tagliare i fondi solo a quelle università i cui bilanci assomigliano alle pozze di sangue di “Profondo Rosso”, affermavano costoro. Fatto sta che nel giro di un anno molte voci di corridoio hanno parlato di un disavanzo di cassa abbastanza ampio, e in effetti il contributo finanziario richiesto agli studenti è cominciato a crescere.

Ma anziché chiedere sempre più agli studenti non si potrebbe cominciare a risparmiare sulle cose secondarie? Tanto per fare un esempio, stando all’ultimo bilancio presentato dall’amministrazione centrale del nostro ateneo, l’Unical spenderebbe 145.000 euro di “giardinaggio e pulizia aree esterne”, 1.100.000 euro per la vigilanza (intanto all’interno del campus il quartiere Martensson viene periodicamente visitato da ladri), 17.500 euro per l’inaugurazione dell’anno accademico (da cui gli studenti sono solitamente esclusi …), 3.000.000 di euro di energia elettrica (perché non ridurre questa spesa puntando un po’ sulle energie alternative?). Alla voce “borse, premi ed interventi a favore degli studenti” risultano in totale 1.414.092,90 euro. Alla voce “entrate contributive” (i guadagni che l’Unical ottiene grazie a tasse, contributi per il rilascio della pergamena di laurea e affini) risultano in totale 18.582.539 euro.

Chi scrive non è un economista ed è abbastanza digiuno in materia di bilanci, guadagni e spese, quindi accoglierò ogni eventuale critica e precisazione a ciò che ho scritto. Mi sembra tuttavia giusto riportare il parere di qualche studente in merito alla questione, perché i ragazzi sono la linfa vitale di questo grande organismo chiamato “Università”, perché sono loro, con le loro tasse ma soprattutto con le loro idee, il loro studio e la loro dinamicità a tenere in vita il mondo universitario, mondo universitario che senza di loro non avrebbe ragione di esistere.

Ci dice L., studentessa di Conservazione dei beni culturali: “Quest’anno, tra prima e seconda rata, mi sono ritrovata a dover pagare solo di tasse quasi 600 euro: ma ho vissuto un anno accademico azzoppato, con corsi che non sono partiti e non partiranno, docenti che sono spariti perché il loro contratto non è stato rinnovato e altri disagi riguardanti la didattica. È come se fossi andata in un supermercato e, senza comprare nulla, fossi stata costretta a pagare comunque”.

G., studente di Economia Aziendale, ci racconta: “Se continua di questo passo non potrò più continuare a studiare. Il mio reddito supera di poco la soglia degli aventi diritto alla borsa di studio, ma ciò non significa che studiare per me e per la mia famiglia non sia un notevole sacrificio economico. Io non pretendo certo la borsa di studio, ma sborsare tutti questi soldi in tasse è un autentico macigno”.

Infine S., studente di Ingegneria Meccanica: “Non mi sembra giusto pagare tutti questi soldi per un servizio che non vale un tale esborso da parte degli studenti. Avevo proposto in qualche assemblea di non pagare le tasse, come forma di disubbidienza civile, ma a quanto pare a gran parte dei miei colleghi interessa più fare gli esami ed uscire dall’università con una preparazione inutile ai fini del futuro lavorativo che non perdere ancora tempo qui sui banchi. Non mi sento di biasimarli. E tuttavia questo stato d’animo dello studente universitario non può non fare male”.

Alberto De Luca

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