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27 Maggio 2011

Dopo la battaglia spettacolo di Pippo Delbono: intervista

Dopo la battaglia
Dopo la battaglia

Dopo la battaglia

Pippo Delbono, scrittore, attore, regista di teatro e di cinema, artista dotato di straordinaria sensibilità e visionarietà, ha debuttato lo scorso 3 maggio al Teatro Verdi di Padova con il suo ultimo spettacolo “Dopo la battaglia”.

“Dopo la battaglia”, prodotto da Emilia Romagna Teatro con partner italiani ed europei, è un inno all’amore senza confini, per tornare a essere, per commuoverci, per vedere oltre. Oltre il buio.

Un segno di speranza sul domani, ma più che di speranza, un vero viaggio nella fede.

“Battaglia” come “Tempesta”, è un termine chiaro per esprimere la fatica del vivere di oggi, quel senso costante di imbarazzo che sentiamo nel profondo. Delbono ha voluto attraversare l’angoscia per aprire uno squarcio nel cielo e mostrare la luce, in omaggio al disperato bisogno di amore.

Delbono spiega “Ogni mio spettacolo è una tappa che fa parte di un viaggio personale, e di un viaggio nel tempo che ci circonda. Un tempo turbolento, questo, di contrasti, di violenze, di una libertà difficile da conquistare, ma anche di grandi rivolte, un tempo in fiamme. A volte mi piace pensare di essere già in un tempo nuovo, immaginando che quel tempo oscuro sia rimasto indietro, ma altre volte mi trovo ancora chiuso in una gabbia, asfissiato, dove sembra che non ci sia via d’uscita. Per questo spettacolo ho pensato a un luogo vuoto, come quelle stanze vuote, memoriali di orrori passati, che però portano ancora forti i segni, i colori, gli odori delle prigioni. Ma pensando anche alle stanze della mente svuotate dopo le grida di passione, di amore, di rabbia, di dolore. Un bisogno di lucidità dopo la follia”.

La danza torna ad essere uno dei suoi linguaggi predominanti con la magia sulle punte e l’energia fluttuante di Marie Agnes Gillot, etoile dell’Opera di Parigi, i movimenti di memoria bauschiana di Marigia Maggipinto, già danzatrice della compagnia di Pina Bausch, e la danza tribale e dilaniante di Grazia Spinella.

La sua compagnia, un cult in tutto il mondo, è composta da attori professionisti e da persone provenienti dalla strada o da esperienze di vita difficile. C’è la fisicità e la voce respirante ed incisiva di Pippo, la musica malinconica e suggestiva del violino di Alexander Balanescu che accompagna testi di Kafka, Pasolini, Rilke, Artaud, Alda Merini, Whitman, Rimbaud, Eliot, traendo spesso note da Verdi, Paganini, Salgado, Irene Jacob, Elis Regina.

E poi c’è Bobò, il simbolo per eccellenza del suo teatro, un uomo di piccola statura, sordomuto ed analfabeta, un’anima tatuata da 50 anni di manicomio che comunica la sua forza espressiva con le mani e gli occhi. “Questo piccolo grande uomo che mi ha ridato la vita” Delbono gli dedica queste parole.

Dopo Padova e Torino la Compagnia di Delbono continuerà la tournée e dal 18 al 23 ottobre sarà in scena al Teatro Piccolo Strehler di Milano e dal 1 al 13 novembre al Teatro Argentina di Roma.

Viviane Cammarota

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