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16 Maggio 2011

Consigli pratici: un anno a Parigi in Erasmus, cosa fare e dove andare

Consigli pratici per l'Erasmus
Consigli pratici per l'Erasmus

Consigli pratici per l’Erasmus

Consigli pratici per fare l’Erasmus a Parigi: ecco cosa fare e dove andare, info per passare un anno a Parigi

20 dicembre 2010: Dopo quattro mesi si ritorna a vedere Roma in miniatura e illuminata a puntini dal finestrino dell’ aereo fastidiosamente arancione per il primo rientro in occasione delle vacanze di Natale.

“Studierò, a casa studierò“. Perfino l’hostess, della stessa tonalità dei sedili, sa che state mentendo. Mancano dieci giorni agli esami. La pausa natalizia vi vedrà protagonisti delle attività più disparate: passeggiate solitarie in qualsiasi centimetro di suolo romano, pranzi pregustati da nonna e zii, ritorno nei corridoi della propria università e asfissiante sensazione della vita universitaria pre Eramsus, giri in macchina con parcheggi volutamente difficili per provare a sé stessi di non aver dimenticato a guidare, serate terminate ad ore improbabili spronati dalla banale quanto convincente motivazione di amici :“tra poco parti di nuovo”. E così insieme alle scarse ore in biblioteca fatte più che altro di pause caffè e racconti , passa anche il Capodanno. E la data del primo esame si avvicina.

Consigli pratici – 1 Gennaio 2011: Si riparte da un affollatissimo Ciampino il Primo dell’anno, ripassando appunti sulla commedia di Marivaux tra le urla di madri che implorano i figli a non giocare a campana nel mezzo della fila per il check-in. Si prospetta una settimana di fuoco. Il sistema universitario francese prevede la possibilità di scegliere il “contrôle continu” in base al quale il voto finale di un esame è dato dalla media dei voti ottenuti durante il semestre attraverso la consegna di tesine –commentaire o dissertation, devoirs à la maison-, veri e propri compiti in classe –devoir sur table– ed exposés orali. L’esame finale risulta quindi decisamente più leggero rispetto ad un esame italiano. Tuttavia, il fatto di non poter scegliere tra i nostri due o tre appelli che possono essere combinati come fossero una partita di battaglia navale, crea una certa ansia. In Francia, ad ogni esame è riservata una sola data- in caso di non riuscita c’è il rattrapage, il recupero-, e la sessione è solitamente concentrata in una sola settimana. Può capitare che alcuni corsi non siano ancora finiti a pochi giorni dall’inizio degli esami. Per questo l’Unef (L’Union Nationale des Etudiants de France http://www.unef.fr/), rivendica l’applicaizone in tutte le facoltà della “Semaine blanche de révision”, per avere il tempo di respirare e ripassare tra la fine delle lezioni e l’inizio della sessione.

Il ritorno nella fredda casa parigina riporta alla dura realtà: frenetiche giornate di studio e appostamenti in scrivania– probabilmente soltanto l’arrivo degli esami vi farà scoprire l’uso di questo pezzo d’arredamento-. L’unica uscita concessa per quei tre quattro giorni sarà il supermercato per l’acquisto di soli cibi riscaldabili al microonde. Mentre seguirete la metamorfosi della vostra stanza/casa in un groviglio inestricabile di oggetti, constaterete con piacere che la capacità di ridursi all’ultimo momento nello studio è sempre la stessa, che siate a Roma o a Parigi. I sensi di colpa nel trovarvi a leggere appunti del 12 settembre, il primo gennaio, sempre gli stessi. La possibilità di lamentarsi con parenti e amici via skype per la difficoltà della materia e della lingua sono scarsissime. Non c’è possibilità di pathos via telefono. L’ansia cresce a ritmi insostenibili.

Consigli pratici – 3 Gennaio 2011: Il giorno prima dell’esame vi accorgerete di non avere fogli protocollo, vi chiederete quindi se avranno anche loro quelle strane righine dei quaderni francesi, che soltanto lunghe ricerche in cartoleria vi hanno fatto capire non essere spartiti di musica. Con sole tre ore di sonno alle spalle, ci si toglierà la tuta che per tre giorni è stata la vostra compagna di studio e si affronterà l’esame. Improvvisamente l’ansia scompare. Ce ne si accorge camminando. Nel tragitto dalla metro all’università si fanno largo riflessioni filosofiche. Ma allora è vero che quest’Erasmus serve a qualcosa. Ci si ritrova da soli, in un’altra città, a dover affrontare un esame in una lingua che non si conosce bene sapendo di dover contare sulle capacità che si sa di avere e ancora meglio, quelle che si pensava di non avere.

“Elaborare un commentaire composé sul ruolo della letteratura francese dal Medio Evo al XVIII secolo”. Si dà qualche occhiata al dizionario, e poi si scrive, si scrive, si scrive. E così passa il primo esame. Giusto il tempo di dormire un po’ per poi ricominciare uno studio esasperante in vista della prova del giorno dopo. I compagni di corso francesi hanno una media di nove esami a sessione. Non appaiono né stressati né preoccupati, probabilmente sanno fingere bene. Dopo sei giorni la sessione invernale finisce, lasciando il posto a settimane di totale nullafacenza. Le nottate di studio e la premura nello scrivere la parola “Erasmus” su ogni pagina di compito d’esame, appaiono un ricordo lontano quando si attendono i risultati dei partiels e una lontanissima sessione d’esame estiva.

Benedetta Michelangeli

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