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14 Maggio 2011

Erasmus docet: prima di partire, e il subito dopo

Erasmus Mundus
Erasmus docet

Erasmus docet

Parola chiave erasmus docet: ecco cosa aspettarsi da un Erasmus parigino.

Restringere in una, massimo due valigie un anno di casa e di oggetti di vita per trasferirli un anno in un’altra città è difficile.

Dettagliati elenchi, soggetti a varie modifiche nei giorni precedenti alla partenza non ridurranno le possibilità di portare/non portare cose che si riveleranno indispensabili/inutili durante il vostro Erasmus.

Ciascuno sceglierà di appendere o meno nelle pareti del nuovo appartamento le foto che si è portato da casa, se indossare o lasciare impolverare sugli scaffali del nuovissimo armadio quella maglietta che a casa propria era la coperta di linus; se leggere il libro italiano comprato prima di partire o se votarsi alla letteratura del paese ospitante, lasciando impolverare il primo insieme alla maglietta.

Ciò che sembrava indispensabile a casa, molto probabilmente diventerà superfluo nella nuova città, a parte i tappi per le orecchie.

Erasmus docet: esperienza Erasmus a Parigi, ecco com’è andata

Erasmus docet e concentrarsi di più sulle ricerche della casa futura, quello sì che può essere un investimento, se la meta è una città come Parigi.

Quello che chiamate ingenuamente” un appoggio” da un amico può trasformarsi in settimane di coabitazione parassitaria dovuta ad una ricerca estenuante quanto infruttuosa di una stanza in questa bella città, cosi difficile da abitare.

L’idea di condividere una stanza con gente di ogni nazionalità, stile “Appartamento spagnolo”,scordatevela.

Se ci siete riusciti avete avuto tanta fortuna. Le ricerche partono dagli annunci esposti all’Eglise Americaine, che nel mese di settembre viene assediata da studenti di tutte le nazionalità.

Segue il martellamento sul sito Particulier à Particulier, molto ricercato anche nella sua versione cartacea, o su Appartager, e la pressante domanda “cerchi casa?” posta il primo giorno di università inizialmente soltanto a chi ispiri simpatia o particolari caratteristiche da inquilino dei sogni, poi anche alle facce più losche o che di simpatico non hanno nulla.

Tutto questo se la carta delle conoscenze non è stata ancora giocata. Perché c’è sempre l’amico del conoscente lontano di vostro padre che consiglia la” colocation” da hippies francesi genitori di una precocemente bambina hippie, nella casa dei quali, l’assenza di divani, troppo comodi e borghesi è compensata dall’affissione alle pareti delle poesie del proprietario, che ricordano della caducità della vita attraverso il rivelante rumore dello spritz.

O la stanza affittata dall’anziano vedovo che ti prende in simpatia come fossi un figlio, e che allieta le tue fine giornata preparandoti la salsa guaca mole e raccontando della sua vita, succhiandoti ogni soffio di vitalità Erasmus.

Trovare una stanza negli studentati universitari è un’impresa per gli studenti della triennale, per quelli della specialistica invece è più facile, essendogli riservati un numero maggiore di posti. Ci si può sempre mettere in lista d’attesa, ma la stanza può liberarsi anche a un mese dal vostro rientro a casa. Ci sono allora i foyer, alloggi in cui si condivide la cucina, delle volte il bagno.

E restano in gioco gli studio-monolocale- la tipologia di casa più diffusa in Francia, o l’appartamento da condividere, con qualche altro disperato senza casa. Individuato l’annuncio, basta soltanto avere il “dossier”.

Ora questa simpatica cartellina deve contenere la documentazione reddituale del tuo “garante” francese, uomo che non si sa perché tu, italiano, dovresti conoscere in Francia, e che per di più guadagni tre volte la tua parte di affitto.

Si prende appuntamento e si va a visitare le case, sperando di conquistare la simpatia del proprietario, al quale il più delle volte il vostro dossier sembra incompleto. Si stringono grandi e passeggere amicizie nei cortili dei palazzi.

Poi alla fine in un modo o nell’altro, quando le speranze sembrano ormai perse, e quell’appoggio in ostello o sul divano di amici sembra destinato a non finire mai, una casa si trova e gli scaffali dove far impolverare libri, magliette e foto, pure.

Benedetta Michelangeli

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