• Google+
  • Commenta
31 Maggio 2011

Nauta di Guido Pappadà

Bruno, circa quarant’anni, antropologo e professore universitario, grazie alla telefonata di Paolo, un vecchio amico, apprende che sull’isola di la Galite si è verificato uno straordinario quanto misterioso fenomeno naturale.

Risvegliatosi dallo stato di apatia in cui è caduto per la crisi con l’amatissima moglie Sara decide di riprendere gli studi relativi ad alcune antiche testimonianze storiche del fenomeno e, ottenuti in qualche modo dei finanziamenti, mette insieme una spedizione che parte alla volta di La Galite alla ricerca della perfetta armonia tra l’uomo e la Natura.

Il gruppo è formato da Davide, burbero capitano e vecchio amico di bruno, Max il suo nuovo marinaio, Laura, giovane biologa e Lorenzo, esperto di sport estremi e provetto sommozzatore. Su tutti domina “Mariella”, lo splendido yacht a vela di Davide.

Durante i tre giorni di traversata l’equipaggio, costretto all’intimità forzata tipica della navigazione, vive prima una fase di reciproca diffidenza e poi una di grande apertura, dove tutte le anime della compagnia si svelano ma, soprattutto, in maniera morbida ed emozionale, il mare, i paesaggi ed il legame strettissimo con la natura indirizzano il gruppo a rapporti più semplici e diretti.
Il viaggio cambierà le loro vite.

Opera prima di Guido Pappadà, già supervisore effetti visivi per Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore, il film entra di diritto nelle opere di interesse culturale nazionale in qualità di una surreale rappresentazione che si abissa in una struttura drammaturgica fiabesca. E’ sì un messaggio continuo che non vuole denunciare un sociale già disastrato di suo ma un film che si inala attraverso il sogno che qui diviene sottotesto.

Il raggiungimento e l’esperienza del viaggio è l’arrivo della nostra aspirazione, dei nostri obiettivi. Quella punta massima dell’armonia declassa il disastro che, in questo caso, si manifesta attraverso la mancanza di futuro.
Queste le basi in cui si dipana la vicenda on the road, ambientata in quegli anni 90 in cui l’avvento del nuovo millennio portava a dibattiti infiniti uomini appartenenti a correnti come la New Age e scienziati.

La pellicola, che trapassa un romanticismo etico-estico, in alcuni tratti del film cede ad un ritmo più lento in una scrittura operosa in cui essa stessa diviene una lezione da cui apprendere. Sequenze in cui la libertà viene esplicata come neanche Arturo sarebbe riuscito a fare, in cui i reali protagonisti sono il mare e la barca “Mariella”, esaltati da una fotografia impeccabile e da una fase di post-produzione in cui il lavoro è minuzioso e profondo.

Questa dinamica tra viaggio, libertà, apprendimento e futuro fa sì che i personaggi della vicenda giochino sul conflitto della conflittualità stessa – riescono mantenere una parabola che li fa partire in un modo e arrivare in un altro.

Nell’insieme li film è una carrellata di paesaggi in cui la macchina da presa diviene occhio del pubblico – un uso della stessa aggressivo e prorompnte ma mai violento. Un regista ossimorico ,da tener presente, non solo a festival come quello messicano e di Byron Bay dove è stato accolto benissimo con fior fior di nominations ma di interesse “Italiano”.

Scheda tecnica

Tra gli interpreti, David Coco (capo della spedizione scientifica), Luca Ward (comandante della barca a vela), Massimo Andrei (mozzo che dichiara le sue tendenze omosessuali), Elena Di Cioccio (biologa e unica donna della spedizione), Paolo Mazzarelli (esperto subacqueo), Giovanni Esposito (lo scopritore del fenomeno).

Fotografia di Duccio Cimatti, il suono di Fabio Santesarti, il montaggio di Giogiò Franchini e gli effetti visivi di Armando Lombardo, il tutto sotto l’ottima supervisione e regia di Guido Pappadà.

“Nauta”, prodotto da Artimagiche grazie al contributo del Mibac, di Raicinema e della Campania Film Commission, sarà nelle sale in 10 copie dal 3 giugno distribuito da Iris.

Google+
© Riproduzione Riservata