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28 giugno 2011

Diaz. Processo alla Polizia

Genova, notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, circa 346 poliziotti fanno irruzione all’interno della scuola Diaz, dove diversi manifestanti, che avevano preso parte alle proteste di piazza avvenute durante lo svolgimento del G8 nella capitale ligure, e giornalisti, accorsi per documentare lo svolgimento della riunione tra i capi di Stato, si erano accampati per passare la notte.

La perquisizione, avvenuta con lo scopo di scovare presunti black block e armi da questi utilizzate durante gli scontri di piazza, si concluse con l’arresto degli occupanti della scuola, sebbene all’interno di essa non furono ritrovate armi (eccezion fatta per due molotov che si scoprì essere state sequestrate il giorno stesso in tutt’altro luogo e portate all’interno dell’edificio dalle stesse forze dell’ordine per creare false prove), e con il ferimento, in seguito ai pestaggi da parte delle forze dell’ordine, di 63 occupanti, di cui tre in modo grave, in particolare il giornalista inglese Mark Covell ha riportato la frattura della mano sinistra e di 8 costole, la perforazione di un polmone, un trauma emitorace e la perdita di 16 denti, oltre ad essere andato in coma per tre giorni.

In seguito a questi fatti scabrosi fu istituito un processo che, il 13 novembre 2008, si concluse con la sentenza di primo grado che condannava alcuni agenti che avevano preso parte all’irruzione, ma le pene che furono comminate risultarono, non solo agli occhi del pubblico ministero, deisamente inferiori alla gravità dei fatti avvenuti in quella notte di violenze.

Il libro di Alessandro Mantovani intitolato Diaz Processo alla Polizia, edito da Fandango Libri, nasce proprio dall’insoddisfazione che lo scrittore ha provato per la sentenza, malcontento condiviso anche dall’editore Domenico Procacci. Lo scopo del libro è quello di raccontare in maniera semplice e chiara, analizzando l’incartamento processuale, ciò che avvenne durante quella notte, e si ripropone di mettere in luce come i fatti della Diaz fossero la logica conseguenza di un atteggiamento sbagliato venutosi a creare nei mesi di preparazione all’evento, non solo da parte delle forze dell’ordine, ma anche delle istituzioni.

Gli eventi della Diaz e le detenzioni di molti manifestanti nella caserma di Bolzaneto (luogo preposto a centro di identificazione dei fermati, dove oltre 200 persone ebbero la sfortuna di dover passar diverse ore e subire, stando alle loro testimonianza episodi di violenza fisica e psicologica) sono, a detta di Amnesty International, una chiara violazione dei diritti umani. Riccardo Noury, portavoce e direttore dell’Ufficio Comunicazione della Sezione Italiana di Amnesty International, presente alla presentazione del libro di Mantovani, insiste molto su questo punto: In un paese che intenda promuovere e accordare ai propri cittadini i diritti umani si immagina che le istituzioni siano le prime a volere giustizia per fatti gravi come quelli avvenuti a Genova, al contrario qui siamo di fronte ad una copertura di tutta la vicenda, lo spirito di corpo è prevalso sopra ogni cosa, il libro descrive bene questa situazione.

Altro punto di forza dell’opera di Mantovani è, a detta del giornalista Carlo Bonini de La Repubblica, anch’egli invitato alla presentazione, il voler dare riposta alla domanda che più pressa le vittime e i loro parenti, quella domanda è perché? Solo rispondendo a questo pressante quesito si potrebbe tentare di risanare una ferita che, nonostante siano passati 10 anni e due sentenze (primo grado e appello) ancora non è risanata.

Dunque un processo alla polizia che si estende anche alle istituzioni, incapaci di affrontare un evento come quello del G8 e di prepararlo adeguatamente, in questo senso le colpe ricadono sia sul governo di centro sinistra che su quello di centro destra, complici insieme alle forze dell’ordine di un avvenimento che fa provare ancora vergogna ad un Paese come il nostro che di fatti violenti ne ha vissuti veramente troppi.

Francesco Tamburrino

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