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18 giugno 2011

Eccomi qua

“Eccomi qua” è il titolo di un film pretenzioso ed efficace, associato in passato addirittura al Moretti di “Ecce Bombo” per la complessità surreale dei dialoghi e per la messa in scena minimale e diretta.

Chi ha amato la serie “Boris” (e poi il relativo e recentissimo film) non farà fatica ad ammirare questo vecchio lavoro (2003) di Giacomo Ciarrapico, uno degli inventori della “fuoriserie italiana”.

Il tema di fondo, che si materializza in vari modi, è l’incapacità e l’inadeguatezza di vivere seguendo i canonici schemi “tradizionali” in relazione alla difficoltà del moderno: la fine dell’università, la ricerca di un lavoro, il rapporto con l’altro sesso, la famiglia di provenienza e quella futura da fare, o da evitare.

Così il protagonista, Matteo, un trentenne “bamboccione” (definibile tale evidentemente ben prima di Padoa-Schioppa) si barcamena tra esami non sostenuti all’Università, altri esami non superati (come quello che lo “costringe” a praticare da abusivo la professione di operatore turistico) frequentazioni filosofiche con i soliti tre amici inconcludenti, la sopportazione di un traumatico ricongiungimento dei genitori, un ambiguo rapporto con la sorella.

Sopratutto, deve affrontare la gravidanza inattesa della fidanzata Stefania, che le comunica la notizia quando lui era in procinto di lasciarla. Dopo diverse discussioni, ad aborto avvenuto, la ragazza lo abbandona con una telefonata rabbiosa.

A questo punto, passati più di tre anni, quando la vita sembra essersi regolata in maniera piatta tra il nuovo lavoro sottopagato in un pub, l’abbandono dell’università (Matteo-gli dice il padre- allora te la pago l’ultima retta?Non fai un esame da più di un anno)e il desiderio inatteso di lasciare la nuova ragazza, si presenta per Matteo una notizia inaspettata, fonte di preoccupazioni e dubbi ma anche di un’ipotetico riscatto personale.

Non rivelo ulteriori particolari della trama, ma consiglio a tutti di approfondire la visione di un film che affronta in maniera apparentemente scanzonata e indiretta, strampalata, temi delicati e importanti come la fragilità dei rapporti di coppia, le decisioni dirette della vita e la capacità di reagire più o meno responsabilmente.

Il dialogo finale, in cui per la prima volta il protagonista ci appare determinato e fortemente convinto, è una catarsi al contrario, scaturita da una capacità di reazione alla vita che solo una notizia viscerale e inaspettata come la paternità, può provocare.

Finale lirico e catartico. Nada che canta Ma che freddo fa mentre tutto si dissolve in una capriola liberatoria.

Nicola Baccelliere

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