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15 giugno 2011

Erasmus docet: consigli pratici per un anno a Parigi

Chissà se una volta tornati a casa resteranno tracce di quell’ atteggiamento compulsivo Erasmus che consiste nella ricerca di attività da svolgere in terra straniera, efficace scusa quando non si ha né voglia di andare all’Università, né di restare a casa, perché “ tra poco l’Erasmus finisce ed è bene sfruttarne ogni momento”. Oltre ai siti ufficiali dei musei parigini e della città (www.paris.fr), Lylo, Pariscope, A nous, Le bons plans saranno i vostri supporti cartacei ed elettronici per riuscire ad ingannare bene il tempo.

E’ vero che lo status di studente Erasmus e la particolare concezione spazio- temporale che si ha in questi mesi fuori casa dà la possibilità di dedicarsi alle attività più disparate, talvolta insensate, alle quali probabilmente durante la vostra vita normale non avreste né il tempo, né l’esigenza di dedicarvi, tuttavia Parigi sembra particolarmente premurosa nel coinvolgere anche il cittadino più pigro.

Perché a meno di non mettere piede fuori casa tappandosi occhi e orecchie, si resta inevitabilmente trascinati in qualche iniziativa per la strada, nei mercati, nelle librerie, nelle Università, alle quali noi italiani, pochissimo educati a questa forma di manifestazioni, siamo scarsamente abituati. Cercare” qualcosa” da fare a Roma diverso da un cinema, è intraprendere una caccia al tesoro. Senza sminuire le iniziative italiane, le esposizioni che attirano migliaia di turisti, gli slanci culturali che appaiono come eventi dell’anno in mezzo a un torpore generale si può dire che Parigi riesca meglio a soffocare la noia che talvolta ci sorprende quando siamo in casa. E’ vero che in Italia, di tanto in tanto ci si risveglia grazie ad interessanti iniziative, però capita meno spesso. E non è raro che siano poco pubblicizzate di conseguenza considerate poco accattivanti; dunque, per il cittadino italiano, meglio annoiarsi.

A Parigi sembra esserci una diffusa cultura della cultura. E’ l’approccio che cambia. Oltre l’ambito del cinema, del teatro, della letteratura, qui qualsiasi sfera della vita quotidiana diventa il pretesto per creare un momento di incontro, che sia di riflessione o di puro svago. Praticamente ogni settimana associazioni, Università, collettivi, comitati di quartiere organizzano una giornata, una serata o un Festival che sia motivo di ritrovo di qualche parente di amici degli organizzatori, o di una folla di francesi curiosi di sapere di cosa si tratti. In Italia, otto volte su dieci, il passante medio riderebbe di fronte a questo pullulare di iniziative originali, a volte sorprendentemente particolari. Non negando che alcune di esse possano lasciare perplessi.

Citiamo gli slam di poesia, sorta di tenzoni poetici, talvolta recitati o cantati in cui chiunque può cimentarsi. E allora sembra strano vedere il vecchietto che recita poesie d’amore alla memoria di Gainsbourg accanto al venticinquenne che si cimenta in una sorta di beat box lirica decantando il suo amore per la poesia. Accade anche di essere chiamati a partecipare contando sul fascino dell’accento italiano e soffocando la timidezza grazie alla regola che vige nei locali pubblici in cui si fa slam ‘un testo detto = un bicchiere offerto’.

Può capitare di aprire la porta del bagno del terzo piano della Sorbonne Nouvelle ritrovandosi in mezzo ad uno spettacolo teatrale inscenato dai creativi compagni di Etudes Théâtrales , perchè quella è la settimana del festival da loro creato. O di uscire nell’atrio per andare a mensa e trovarsi davanti a sette ragazze, un uomo di mezza età e un giovane asiatico, tutti in abito da sposa, che ballano in occasione della settimana della Danse Contemporaine, davanti a un pubblico inizialmente scettico, poi catturato da quello spettacolo, in religioso silenzio.

Per non parlare dei centinaia di Luoghi pubblici e spazi espositivi come il 104, ex obitorio ora Etablissement artistique de la ville de Paris che accoglie ogni settimana opere di artisti contemporanei e installazioni che prevedono la partecipazione attiva del pubblico, rigorosamente gratuita. C’è anche la Maison des Metallos e la Gaité Lyrique spazi dedicati alla musica, al cinema, al teatro, alla danza alle arti visuali, al design e all’architettura e le tante iniziative che spuntano non appena il grigio che è rimasto attaccato al cielo di Parigi per mesi, decide di lasciare spazio al sole, come il Festival de l’Oh che organizza spettacoli acquatici sul lungo Senna.

Il Festival letterario Paris en Toutes Lettres si alterna ai più originali poeti pubblici appostati in strada: ce n’è uno che crea con la sua macchina da scrivere componimenti su misura, ispirato dal via vai sulla piazza del Centro Pompidou. Ci sono i Municipi (Mairie) degli arrondissement (quartieri) della città, che organizzano eventi di ogni genere. La scorsa settimana in occasione del Festival dell’Onzième arrondissement un comico francese chiedeva al pubblico di scrivere su un cartoncino una parola. Pescandone alcune a caso, componeva sul momento geniali poesie accompagnato dalla sua band. Facile a dirsi, difficilissimo da immaginarsi in Italia, bellissimo da vedere da italiana a Parigi. Poi ci sono gli Squat occupati che organizzano serate e esposizioni,le Ateliers degli artisti, come quella al 59 di Rue de Rivoli, nella quale si può entrare per sbirciare da vicino gli artisti all’opera.

Oltre ai centinaia di concerti settimanali, a pagamento e non, come la Techno Parade che si svolge in settembre ne cuore della città, tra decine di carri in musica e migliaia di spettatori, o la Fête de la musique in giugno, le tradizionali “fanfares” delle Ecoles de Architecture improvvisano cortei musicali per le strade della città. La Journées européennes du Patrimoine permette di visitare luoghi solitamente chiusi al pubblico; la Fête des Jardins durante la quale ci si ritrova nel cortile di un Hotel del Marais a imparare a costruire rifugi per uccelli, La Fête des Vendanges che fa degustare vini e prodotti locali nelle viuzze di Montmartre, fino alla Fête dei Marchés in cui le convincenti campagne di sensibilizzazione sull’agricoltura biologica si auto-demotivano con l’esposizione di prezzi folli di carote e pomodori.

“Ho un’amica che si è trasferita definitivamente a Parigi dopo l’Erasmus. Diceva di non sentirsela a tornare nel torpore culturale italiano dopo un anno di frizzanti stimoli ricevuti da questa città”. Non capivo il racconto di mio fratello sulla sua compagna di corso, pensando soltanto che lo snobismo italiano talvolta può raggiungere i livelli di quello francese. Arrivata qui ho capito meglio. Parigi nella sua quotidianità è originale. Che prima o poi anche noi decidiamo di seguire il suo esempio? I pomodori e le carote però costano di meno, anche senza festa dei mercati.

Benedetta Michelangeli

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