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23 giugno 2011

GIOVANNI PASSANNANTE il film

Se non hai passioni, sei un uomo senza storiaNovembre 1878.

Giovanni Passannante, giovane cuoco lucano, vende la propria giacchetta per otto soldi e compra un coltello, che somiglia più a un temperino, per un attentato al Re d’Italia Umberto I. Gli procura solo qualche graffio, ma viene condannato a morte, poi sgraziato e sbattuto a marcire in una segreta sotto il livello del mare. Le condizioni disumane di detenzione alle quali fu sottoposto Giovanni Passannante furono oggetto di denuncia da parte dell’on.Agostino Bertani, a seguito della quale il prigioniero, ormai ridotto alla follia, certificata da una perizia psichiatrica, fu trasferito presso il manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, ove morì nel 1910.

Gli verrà negata la sepoltura e il cranio verrà esposto nel Museo Criminologico di Roma.

Da allora Passannante (interpretato da Fabio Troiano) e la sua storia cadono nel dimenticatoio, fino a quando tre uomini testardi, idealisti e un po’ incoscienti decidono di intraprendere una lunga battaglia per dare sepoltura ai resti del cuoco lucano, che erano ancora conservati nel Museo Criminologico.

Un teatrante (Ulderico Pesce), un giornalista (Alessandro de Feo, interpretato da Alberto Gimignani) e un cantante (Andrea Satta) combattono la loro battaglia con tutti i mezzi: in teatro e nelle piazze davanti a gente inconsapevole e compassionevole, nei ministeri, in situazioni grottesche, davanti a funzionari inconsapevoli e indifferenti.

La missione dei tre uomini si concluderà nel maggio del 2007, quando finalmente Giovanni Passannante verrà tumulato nel cimitero di Salvia di Lucania, paese che gli diede i natali e che dopo l’attentato, come risarcimento morale voluto dal Re, venne ribattezzato Savoia di Lucania, perdendo dunque la sua intima connotazione.

Un pezzo di storia inosservato ai più, eppure così importante per le conseguenze che ha prodotto.
La storia di un perdente che, per un ideale, ha sacrificato la sua vita. Si direbbe niente di eccezionale: la storia è piena di persone che danno la vita per un ideale.
Ma la storia di Giovanni Passannante è molto di più. Alla sua storia si intrecciano i destini di uomini come Pascoli e Carducci, di un giovane Cesare Lombroso e di altri uomini e donne cui l’incontro con questo piccolo uomo della Lucania cambierà la vita.

Scrive il regista Sergio Colabona:
La triste avventura di Giovanni Passannante funge da spartiacque nella storia del nostro risorgimento. Fino all’attentato, i Savoia avevano avuto sempre tutto dalla loro parte: fortuna, abilità diplomatica, scaltrezza tattica. In meno di quaranta anni questa piccola casata di provincia era riuscita nell’impresa, ritenuta quasi impossibile, di riunire l’Italia sotto la corona sabauda, sfidando la grande ed invincibile Austria. Eppure, da quel novembre 1878, la potenza dei Savoia, arrivata al suo culmine, comincerà una discesa lenta ed implacabile.

Uno sguardo sulla Lucania del tempo, povera, analfabeta, vittima dello strapotere reale.
Suggestiva la celebre frase che Giovanni Passannante rivolge all’avvocato che tenterà di salvarlo:
Un parente mio m’insegnò a leggere e scrivere. Perché ? Perché è un mio diritto, ma nessuno me lo aveva mai detto.

Le vicende vengono accompagnate dalle musiche della band Tetes de Bois, di cui Andrea Satta ne è la voce. Un sestetto che nasce nel febbraio del 1992 con un concerto su un vecchio camioncino Fiat 615 NI del 1956, acquistato da un rigattiere e diventato palco ambulante, in Piazza Campo de’ fiori, sotto la statua di Giordano Bruno. Da allora tanta strada e numerosissimi successi. Una musica fatta di visioni trasversali e luoghi impropri, di poesia, strade e svincoli, di periferie, di concerti sulle scale mobili dei metrò e di interventi estemporanei sui tram, nelle stazioni ferroviarie, ma anche nei club, centri sociali, teatri, cinema, tv e festival prestigiosi.

Tra i pezzi di maggior successo:

Un cinema educativo e di memoria, la storia di uno dei figli della rivoluzione, che a soli venti anni abbandona la propria casa e la propria famiglia e parte, si spinge a un gesto folle per attirare l’attenzione dei media, attenta alla vita del Re Umberto I e a quella della regina Margherita e da finalmente voce alla rabbia di chi vuole sfidare l’ignoranza.

Un film che ha l’obbligo di viaggiare sulle bocche degli spettatori, che fa luce sulla nostra Italia Unita, che vendica tutti i fenomeni deplorevoli di impunità.

Concludo con la proposta lanciata dal regista Sergio Colabona e il cast del film Passannante, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, di un referendum nazionale perché siano “sloggiate” dal Pantheon le tombe dei reali in esilio.

Uomini che si sono macchiati di colpe come la firma di delle leggi raziali, per non parlare dell’entrata dell’Italia in una guerra disastrosa – sostengono – non potranno mai riposare accanto ad artisti come Raffaello o Annibale Carracci o Baldassarre Peruzzi.

Margherita Teodori

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