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15 giugno 2011

The Conspirator: Il sangue di Lincoln sulle nostre mani

Dal 22 Giugno nelle sale il nuovo film di Robert RedfordDal 22 Giugno nelle sale il nuovo film di Robert Redford

La prima domanda che vi verrà probabilmente in mente è: perché raccontare questa storia? Perché non soffermarsi su quella, notevolmente più famosa, di Lincoln? La risposta nelle puntate… o meglio nei capoversi successivi.

Washington, 15 Aprile 1865. Lincoln viene assassinato. Frederic Aiken (James McAvoy), eroico capitano nordista tornato da poco dai cambi di battaglia, si ritrova coinvolto nel processo contro Mary Surratt (Robin Wright), l’unica donna accusata di aver tramato per uccidere il Presidente. I cospiratori, compreso il figlio di Mary, John, si incontravano nella sua pensione e alcuni ne erano ospiti fissi. Frederic, anch’egli dubbioso sull’innocenza di Mary comprende pian piano l’esigenza di dare alla donna un processo regolare il cui principio di fondo sia il desiderio di fare giustizia e non quello di ottenere un’ irrazionale vendetta. Questo era ciò che lo stesso Lincoln insegnava, questo era il principio di cui doveva cibarsi l’America per crescere.

Dalla penna di Solomon e dalle sue accurate ricerche esce fuori un film che ha il sapore di un intrigo politico-processuale caratterizzato dalla veridicità storica. The conspirator, infatti, è il primo lavoro firmato “The American Film Company” (TAFC), compagnia che si propone di realizzare film sulla storia americana appassionanti e precisi.

Tale intenzione si ritrova nella fotografia di Newton Thomas Sigel caratterizzata dalla morbidezza delle luci (ottenute attraverso l’illuminazione dell’epoca: candele, lampade a gas e a cherosene), nell’uso della pellicola desaturata, nella precisione della scenografa Kalina Ivanov che afferma “Quando pensavo alla Washington del 1865, ero preoccupato dalla difficoltà di rappresentarla in modo realistico. Volevo mostrare l’aspetto ancora rurale di allora, ma anche sottolineare quanto poco fosse cambiata in termini di atteggiamenti politici”.

La chiave del film è proprio qui, a metà strada tra la ricostruzione storica e la riflessione politica, in parte celata dal dramma emozionale di Frederic e Mary. Qualcuno potrà pensare che la trama del film muova da una questione storica circoscritta al territorio americano legata al complotto che portò alla morte di Lincoln, complotto che, inoltre, anche gli stessi Americani spesso ignorano attribuendo la colpa dell’omicidio esclusivamente all’attore Booth e non a un gruppo organizzato di cospiratori. Eppure vi è qualcosa di molto più profondo e radicale all’interno della vicenda.

Torniamo così alla domanda iniziale. La storia di Mary Surratt merita di essere raccontata non per la sua rilevanza storica ma per il tema ben racchiuso nella citazione ciceroniana “Inter arma silent leges” (“Durante il periodo di guerra le leggi tacciono”) che, in questo caso, viene posta come un interrogativo: è giusto che, a seguito del dolore e della rabbia derivante da un forte avvenimento (come la morte di Lincoln) si sospenda lo stato di diritto e si cerchi un capro espiatorio da giustiziare? Per capire come la tematica sia attuale socialmente e, soprattutto, politicamente basta citare una data: 11 Settembre 2001.

Per donare la calma alla nazione urge una vendetta che può essere generata esclusivamente dalla morte del colpevole o del presunto tale. La rabbia e il dolore rendono mute le leggi e da un’ingiustizia nasce un’altra ingiustizia, destinata peraltro a restare sepolta e dimenticata sotto il peso di campagne politiche e giornalistiche votate alla persecuzione. La logica del capro espiatorio funziona sempre. Dagli Ebrei agli immigrati, dagli islamici a Mary Surratt chi viene giudicato colpevole dalla communis opinio deve pagare, i processi si possono fare solo dopo la condanna.

Alla base del film vi è dunque l’intuizione geniale di un processo accurato sia storicamente che visivamente (impreziosito peraltro dalla recitazione di McAvoy e Wright ma anche di mostri sacri come Kevin Kline o Tom Wilkinson e dalla regia agile e immediata di Robert Redford) che racchiude in sé tutti i processi, mettendo sotto esame il senso di giustizia che ne è alla base. Molti lo equivocheranno o, più probabilmente, faranno finta di aver visto solo una ricostruzione di un passato lontano. Mai ignorare quanto presente si celi nel passato. Cicerone docet.

Tommaso Ceruso

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