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28 luglio 2011

Erasmus docet: se le amicizie continuano

Dopo un anno di amicizie inaspettate, casuali, ricercate; incontri all’università, nei pub, alla fermata della metro, nelle file alla cassa, nei settemila uffici dove si è aspettato ore ed ore, alle feste in casa di sconosciuti, arriva il momento di salutarsi. E così, che si tratti di un amico con il quale si è condiviso il semestre o due, o di un semi sconosciuto vicino di casa, immancabile e puntuale incontro mattutino, la sensazione è più o meno sempre la stessa. E quando arriva l’attimo del saluto, è inevitabile ripensare ai momenti condivisi, a quelli non condivisi, agli imprevedibili motivi che hanno portato a dividere questa strana parentesi di vita Erasmus.

E allora, ci si chiede se queste amicizie e conoscenze riusciranno a resistere una volta tornati a casa, dagli amici di sempre. Si faranno quei tour in giro per l’Italia e l’Europa per rincontrarsi? Una volta rientrati in Italia si cenerà tutti insieme in quel ristorante romano sognato quando si era accampati sul lungo Senna a mangiare baguette e patatine da 0.79 centesimi? E il gruppo studio mezzo italiano, mezzo franco spagnolo che ha occupato per un semestre la biblioteca della facoltà straniera, quello si ricreerà mai?

Se è vero che il gruppo di amici sostituti di familiari, amici, parenti, talvolta fidanzati, è stato fondamentale nel vostro soggiorno in terra straniera, varrà lo stesso una volta tornati dagli originali? Ci si interroga durante il periodo di partenze. Avviene tutto con gradualità, avendo il tempo di assimilare il traumatico distacco. C’è chi piange, chi ride, chi si aggira con il taccuino segnando numeri e indirizzi. Può accadere di essere tra gli ultimi a partire da Parigi e di restare a guardare la città come agli inizi, quando si è arrivati soli. Alla fine il bilancio è inevitabile: ci si chiede quanto queste amicizie abbiano contribuito nell’inserimento in una vita diversa, in una città sconosciuta. La Parigi vissuta sarebbe stata la stessa?

Quando si torna a casa per le vacanze i nostri conoscenti sembrano ossessionati dalla curiosità di sapere se siete riusciti a conoscere autoctoni, o se vi siete accontentati della facile via dell’amicizia tra compatrioti. E constatare di aver oltrepassato quella fase di amicizia con i vostri conoscenti francesi che inizialmente non andava oltre la domanda “puoi ripetere che non ho capito?”vi porterà a chiedervi se davvero, una volta a casa, riuscirete a tenere un contatto tra Roma e Parigi. E’ un po’ come quando a sette o quattordici anni si termina una settimana di campo estivo, o di college in Irlanda, durante le quali si stringono amicizie che vi convinceranno del fatto che sarà quell’Elena di Milano ad essere la madrina dei vostri figli. Poi dopo un mese di intensissimi scambi epistolari, di Elena di Milano restano le foto, e dopo anni da quel viaggio in Irlanda capita di dimenticarsi delle promesse circa il battesimo dei propri figli che coinvolgevano anche la famosa Elena.


L’estate che si intromette tra il rientro post Erasmus e l’inizio della routine in settembre
posticipa la risoluzione di questi interrogativi amichevoli. La partecipazione direttamente da Siena al proprio compleanno di un’amica conosciuta il primo giorno parigino e le uscite nel luglio romano con gli altri concittadini conosciuti a Parigi farebbe sperare in una risposta positiva. In ogni caso più di duemila foto fissano un anno di ricordi parigini insieme. Poi forse finirà come è accaduto con gli altri partecipanti di College e campi estivi, o forse no.

Benedetta Michelangeli

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