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4 luglio 2011

Ernesto Olivero

Ernesto Olivero (Pandola, 24 maggio 1940) è uno scrittore “costruttore di pace” italiano. Autodefinitosi “un innamorato di Dio”, è noto per essere il fondatore del Sermig (conosciuto anche come Arsenale della Pace) di Torino.

È passato qualche anno (13 o 14) dal quell’incontro, lì nella vecchia scuola elementare di Pandola, mio e suo paese natale. Non lo dimenticherò mai. E non solo per la medaglietta che mia mamma custodisce, gelosa, manco fosse la più inviolabile delle reliquie.

Può sembrare una frase fatta, ma non lo è. Non per il sottoscritto.
Ero lì, poesia alla mano. Feci la mia brava recita. La maestra s’era data un bel da fare.
Ernesto mi fece un sorriso, una carezza e cominciò a raccontare la sua storia, la piccola, grande storia di quelli che chiamano “gli eroi invisibili del quotidiano”.
Difficile (per ovvi motivi) ricordare tutto, ma una mano venne pietosa dal web.

Ultimo di nove fratelli, Ernesto nasce a Pandola, paesino del salernitano dove la sua famiglia si era trasferita per lavoro. Padre originario di Boves (CN), e madre avellinese. Passa una carriera scolastica in salita tra la Campania e Chieri, dove si trasferisce all’età di dodici anni; lavorerà in alcune industrie della zona e poi in una filiale della Banca San Paolo fino alla pensione.

A ventiquattro anni (la mia età), il 24 maggio 1964 fonda il Sermig (Servizio Missionario Giovani) insieme alla moglie, Maria Cerrato e ad alcuni amici con i quali si incontra settimanalmente a casa propria. Questo gruppo, che raccoglie giovani, coppie di sposi, monaci e monache, inizia in sordina ad impegnarsi a fianco dei poveri e degli emarginati di Torino, sua città di adozione, seguendo l’insegnamento del Vangelo.

Ha come obbiettivo la realizzazione di un grande sogno: eliminare la fame e le grandi ingiustizie nel mondo, lavorare per la pace, aiutare i giovani a trovare un ideale di vita, sensibilizzare l’opinione pubblica verso i problemi dei poveri del Terzo Mondo.

Ben presto il numero di persone impegnate nel progetto aumenta. I primi anni di vita del gruppo si svolgono nella grande stagione delle contestazioni sessantottine. Nonostante all’epoca il clima culturale spingesse molti cattolici a coniugare il Vangelo con la dottrina di Marx, i volontari del Sermig si presentarono sempre come “semplici cristiani”, senza etichette politiche.

Il 2 agosto 1983 Ernesto ottiene in gestione, dopo anni di incessanti richieste rivolte al Comune, una parte delle strutture del vecchio Arsenale Militare, situato in Borgo Dora, uno dei quartieri malfamati della città. Il sogno era diventato realtà.

Tantissime le persone (carcerati, tossicodipendenti, ecc..) che grazie all’Arsenale della Pace hanno ricominciato a vivere, a credere e a sperare: tra questi anche alcuni famosi ex brigatisti come Pietro Cavallero, personalmente conosciuti da Olivero negli anni ‘70.

Amico personale di Madre Teresa di Calcutta e di Giovanni Paolo II, ha potuto contare in questi anni sull’aiuto di un numero incalcolabile di persone: gente comune, sacerdoti, imprenditori, politici italiani e stranieri, associazioni, istituzioni.

Da anni porta avanti la sua causa davanti ai potenti del mondo, anche ad importanti appuntamenti come il G8 di Genova del 2001.

Olivero è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile per il suo servizio verso gli ultimi. Re Hussein di Giordania lo ha insignito del titolo di Al Kawkab di prima classe.

L’organizzazione israeliana Keren Kayemeth Leisrael, in segno di riconoscenza gli ha dedicato la piantagione di 18 alberi sulle colline di Gerusalemme. La Path to Peace Foundation delle Nazioni Unite lo ha nominato Servitor pacis nel 1997.
Ma forse il riconoscimento più significativo è Uomo di pace di Betlemme e Gerusalemme, nel 2002, per aver contribuito a risolvere l’assedio della Basilica della Natività di Betlemme.

Papa Wojtyla gli ha affidato l’incarico di essere “amico fedele di tutti i bambini abbandonati nel mondo”.
Madre Teresa, Giovanni Paolo II, ed altre note personalità italiane ed internazionali lo hanno
ripetutamente proposto per la candidatura al Premio Nobel per la Pace.
A partire dal 1976 Ernesto ha pubblicato diversi libri, i cui proventi vengono interamente devoluti in beneficenza.

“L’ovvio è ciò che non si vede mai, finché qualcuno non lo esprime con semplicità”, diceva Kahlil Gibran.
Spesso mi sono chiesto quante volte davanti alla possibilità di fare qualcosa di buono, mi sono detto : “Lo so. Basta poco, cosa ci vuole!”, poi, però, ti rendi conto che la semplicità è una cosa seria, da prendere colle molle.

Ernesto c’è riuscito. E chissà, magari raccontandovi qualcosa di lui (e di me) una cosa buona l’ha fatta anch’io.

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