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4 luglio 2011

Paradossi della comunicazione: il punto del coach Stefano Tassone

Paradossi della comunicazione
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Paradossi della comunicazione: il punto del coach Stefano Tassone

Tempo fa riflettevo su una frase letta all’interno di un libro dello psicologo Paul Watzlawick: “è paradossale esortare qualcuno ad essere spontaneo”!

Perché? Perché se la persona ignora la nostra esortazione non potrà essere spontanea.. Così come se la persona seguirà la nostra esortazione..non potrà essere lo stesso spontanea per il semplice fatto che “essere spontaneo significa fare qualcosa senza l’influenza di alcuno”!

Dietro il ragionamento di Watzlawick si nasconde un mondo di riflessioni inerenti la comunicazione umana che avviene tramite scambio di parole. Spesso senza rendercene conto ci ritroviamo in situazioni nelle quali il risultato della nostra comunicazione è diametralmente opposto alle nostre iniziali aspettative.

Ciò accade perché scegliamo delle parole/frasi che potremmo definire “killer” o “boomerang”. Come suggeriscono le due parole esistono infatti categorie di “costrutti verbali” che sortiscono l’effetto opposto di quello che apparentemente vorrebbero raggiungere. Con le “frasi killer” ci riferiamo a parole che “uccidono” la comunicazione; con le “frasi boomerang” ci riferiamo a parole che pensate e pronunciate per portare all’interlocutore un determinato senso e stimolo..di fatto ci tornano indietro negativamente.

Vediamo qualche esempio per comprendere meglio il significato e i paradossi della comunicazione. Partiamo con le “parole killer”. Se diciamo ad una persona: “non voglio che ti preoccupi”..il rischio è proprio che quella persona si attivi sul versante “preoccupazione”! Così come si diciamo: “non credere che ti stia ingannando” o “non sto dicendo che penso che tu sia una persona xxx”! E ancora, se diciamo “posso rubarti 5 minuti..” il nostro interlocutore penserà che siamo dei “ladri”!

Se il nostro obiettivo è che il nostro interlocutore “non pensi” una “tale cosa” è molto più efficace indirizzare l’interlocutore verso ciò che “vogliamo pensi” piuttosto che verso “ciò che vogliamo non pensi”.

Riguardo invece le “frasi boomerang” possiamo fare diversi esempi che chiariscono meglio il concetto. Immaginate di dire ad un interlocutore: “Caro Tizio con te vorrei essere estremamente sincero..”. Cosa pensate che si dica mentalmente l’interlocutore? Molto probabilmente penserà o che normalmente non siete sinceri.. oppure che “con te voglio essere sincero” è una frase di circostanza che dite a chiunque.. In entrambi i casi ne uscite “negativamente”.

Vediamo altri esempi di “frasi boomerang”: “voglio dirti la verità” implica che di solito non la diciamo.. Oppure “Per dirla tutta”.. implica che solitamente teniamo cose nascoste.

Questi esempi di frasi “killer” e “boomerang” dovrebbero farci riflettere un filo in più ogni volta che apriamo la bocca e proferiamo delle parole.. L’efficacia della comunicazione dipende da molteplici fattori, uno dei quali è senza dubbio legato alle parole che scegliamo di utilizzare. Prestare attenzione ed allenarsi a costruire frasi che raggiungano meglio l’obiettivo che ci siamo prefissati è della massima importanza se vogliamo diventare comunicatori efficaci.

Ogni volta che vi ponete un obiettivo di comunicazione pensate a quale sarà l’effetto delle parole che proferite.

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