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6 luglio 2011

Tav is now: è il Progresso Bellezza

Chi è l’Uomo? Qual è lo scopo della sua esistenza? Questi lauti interrogativi hanno animato il palcoscenico culturale e scientifico dell’ultimo millennio. Forse solo il futuro potrà rispondere. In fin dei conti la realtà offre soltanto delle scelte, più o meno, consapevoli, e mai certezze.

Queste certezze furono negate ai nostri ascendenti più remoti, Adamo ed Eva, con la cacciata dal Paradiso e l’occultamento dell’Albero della Vita. Al di là del fascino dei racconti biblici, quel che resta all’uomo è il libero arbitrio; la capacità di scegliere per poi esser giudicati.

Ma la volontà, asseriva Goethe, non può dar la pace. Solo un’idea di umanità globale, unitaria, egualitaria, ergo libera da conflitti spirituali e materiali, potrà renderci padroni del nostro destino. L’algoritmo dell’esistenza alberga nel progresso; la sua energia sgorga a fiotti dai fiumi della conoscenza tracimando oltre i confini dell’uomo.

Costui non è lo scopo dell’universo, bensì uno dei tanti progetti di vita creati dalla Divina Intelligenza Onnipotente. L’uomo non deve dimenticare il suo passato, perché chi lo dimentica è destinato a riviverlo. Due grandi movimenti hanno edulcorato le modalità di cognizione socio-culturali dell’umanità.

In primis, l’Umanesimo; un’evoluzione intellettuale capace di ipostatizzare l’epurazione di miti, credenze e ideologie religiose, tipiche dell’era medioevale. Il secondo movimento è designato con il nome d’Illuminismo ed è la conseguenza logicamente prevedibile della prima rivoluzione scientifica.

I pionieri del neo-pensiero, Liebniz, Newton ed il nostro Galileo Galilei, tesero ad esplorare, con le loro scoperte, un meraviglioso mondo nel quale s’intravedevano le infinte potenzialità cognitive della mente umana. L’epoca moderna, la società industriale e post-industriale, ha avuto ed ha tuttora il merito di riconoscere una maggiore libertà di scelta, di garantire un benessere più o meno diffuso in tutte le lande planetarie.

Lo sviluppo tecnologico e digitale ha attuato ed attuerà una metamorfosi gnoseologica d’impronta democratica, in grado di garantire una sopravvivenza sempre più dignitosa. Internet è l’emblema dell’odierna trasposizione dell’esistenza in scala digitale; leitmotiv di un progresso bellezza che ha superato le transenne spazio-temporali dando vita al linguaggio universale.

In futuro non ci saranno più Babele, Sodoma e Gomorra sé e solo sé l’individuo comprenderà ed accetterà la logica dell’ Et pluribus Unum; Un’idea di umanità quale unico organismo vivente, e con un unitario scopo esistenziale: l’amore universale opposto all’egotismo individuale.

Qualche tempo fa, Massimo Fini dichiarava sulle colonne di Libero: “ Siamo la variabile dipendente del meccanismo economico, il terminale uomo. Anzi non siamo più nemmeno uomini, siamo stati degradati, appunto a consumatori. L’unica libertà che resta, sempre più illimitata, globale e oppressiva, è quella economica, cioè proprio quell’infernale meccanismo (produci, consuma, crepa) che ci sta strangolando tutti, poveri e ricchi. Questo è il progresso, bellezza”.

Seppur in parte condivisibili, le parole dello scrittore fanno da sfondo alla classica ideologia dell’italietta pasoliniana; a quel culturame tutto italiano che vorrebbe il ritorno al de rerum naturae, al misoneismo e alla retrogradazione evolutiva. Tutto questo, a mio avviso, non solo è anacronistico, ma è del tutto utopico.

Il grande H. Kelsen asserisce che l’ideologia dell’autosufficienza culturale è il nome che si da all’ideologia dell’arretratezza. Non possiamo restare ancorati al passato in attesa che il tempo ci divori. Dobbiamo esperire le vie del progresso in simbiosi con lo sviluppo sostenibile.

Il panorama internazionale riflette simbolicamente l’essenza di un progresso globale che possa rappresentare al meglio le necessità umane ed ecologiche. Fa parte del costume sociale italiano ritenere inutile e superfluo tutto ciò che si rivela essere in grado di scalfire i propri confini, anche dopo averne reclamato a gran voce la realizzazione.

Le opere infrastrutturali sono la rappresentazione di tale atteggiamento, che di norma vacilla tra un’iniziale adorazione finalizzata a scopi di lucro e un successivo diniego campanilistico volto a salvaguardare gli interessi paesaggistici del proprio comune, prima rimossi in un fiume d’oblio.

La questione Tav ha animato la scena politica degli ultimi anni. Le accese polemiche dei movimenti No-Tav e di tutti coloro i quali coltivano l’idea secondo cui le grandi opere vengano realizzate non per utilità sociale, ma per favorire gruppi economici privati, sembra essere giunta al capolinea.

Trovo giusta la pacifica protesta dei valsusini, ai quali, probabilmente, il treno ad alta velocità recherà fastidi ecologici oltre che sociali. Fatico invece ad accettare la lotta ideologica dei Black Bloc. Al di là del bene e del male i lavori sono iniziati e il cantiere si chiuderà tra circa venti anni.

L’Unione Europea ha reputato il corridoio da Lisbona a Kiev, di cui la tratta Lione – Torino ne è tassello nevralgico, una direttrice importante, luogo in cui devono convivere con la massima efficienza trasporti di brevi, medie e lunghe distanze; un ponte commerciale che lega l’occidente all’oriente.

Non va sottovalutato il problema dell’impatto ambientale, la cui interpretazione in chiave giuridica attiene alle regole sancite dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee (sez. III, “2005/07/2008, proc. 142/07 ): valutare tali progetti di riassetto e miglioramento tenendo conto della natura e della presenza di un notevole impatto ambientale.

In realtà il progetto Tav, seppur faraonico, e in tal senso idoneo a generare perplessità, ha un importantissimo significato economico e simbolico per il progresso europeo, ergo italiano, che forse verrà compreso solo con il passare degli anni; così come tutti i grandi progetti a lungo termine.

Di recente, Ezio Pelizzetti, rettore dell’Università di Torino ha rilasciato un’importante intervista nella quale ha rasentato, con impeccabile professionalità, il tema della Tav:

” Vedo una grande mobilitazione politica in favore della Tav, un’opera costosissima e sulla cui utilità i pareri sono molto discordanti. Hanno lanciato una campagna Si Tav; io mi permetto di proporne una Si Università. Il super-treno va bene, ma se ci lasciamo scappare i cervelli non so a che cosa servano le grandi infrastrutture. Trascurare gli investimenti su formazione e ricerca è molto miope”.

Alla domanda se sia o meno contrario alla Tav, il Rettore risponde:
“Certo che no. Però se si parla di un investimento di 30-40 miliardi di euro, e in dieci anni non si è trovato un solo miliardo per la Città della Salute e per il rilancio della medicina, grande eccellenza di Torino e del Piemonte, mi sorgono dubbi. Le Molinette sono il primo ospedale d’Italia.

Non valorizzare queste capacità formative e di ricerca è assurdo. La qualità della sanità è determinata dall’Università, dove si formano medici ed infermieri. Investire sulla Città della Salute è un passaggio cruciale per lo sviluppo del territorio”.

Antonio Migliorino

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