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21 novembre 2013

Gasdotto TAP: Cos’è la Tap tra esiguo sviluppo economico e danni ambientali

Con l’acronimo TAP (Trans Adriatic Pipeline) ci si riferisce ad un progetto in fase di sviluppo che prevede la costruzione di un metanodotto trans-adriatico, lungo all’incirca 870 km, in grado di consentire il trasporto di gas naturale dal Mar Caspio all’Europa. 

Tap

Tap

Apertura di un “Corridoio Sud” per il trasporto del gas in Europa. Lo scorso 28 giugno 2013 il Consorzio Shah Deniz ha ufficializzato la scelta del TAP come corridoio di trasporto del  gas naturale che proveniente dall’Azerbaijan, attraverserà Grecia e Albania, prima di giungere sulla costa meridionale del Belpaese, trovando punto d’approdo a San Foca, località marittima situata nel sud della Puglia. Lo sviluppo del progetto si deve alla società tedesca Eon- Ruhrgas, alla norvegese Statoil e alla svizzera Axpo Holding, le quali si occuperanno della gestione dello stesso non appena nel 2019 gli impianti saranno operativi.

I vantaggi del TAP. Secondo gli azionisti i benefici economici derivanti dalla costruzione del gasdotto sarebbero enormi in quanto esso permetterebbe lo spostamento di circa 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, quantità raddoppiabile in breve tempo e che finirebbe col soddisfare il 39 % del fabbisogno nazionale, con un guadagno annuo di 280 miliardi di euro. Lo sviluppo economico andrebbe di pari passo con il rafforzamento delle relazioni economiche tra Europa occidentale e meridionale, consentendo, così, una maggiore integrazione e competitività dei mercati europei, in un contesto in cui l’Italia ricoprirebbe un ruolo fondamentale per il futuro energetico dell’UE. Inoltre, rispetto agli altri combustibili fossili, il gas naturale costituisce una risorsa meno dannosa per l’ambiente perché la sua combustione comporta meno emissioni di anidride carbonica, di ossidi di azoto e di diossidi di zolfo.

No Tap

No Tap

Perché è nato il Comitato NO TAP.  Di ben altra posizione sono gli attivisti NO TAP, coloro, cioè, che con lo slogan “non farti TAP : : pare la bocca” si oppongono alla realizzazione del progetto giudicato obsoleto, poiché rivolto all’approvvigionamento di fonti di energia non rinnovabile, dannoso per l’ambiente -il metano è un pericoloso gas serra- e con conseguenze nefaste per il territorio locale.

Si tratta, perlopiù, di abitanti della zona di San Foca e dintorni, i quali ritengono inoltre che l’inquinamento provocato dalla costruzione del gasdotto danneggerà irreparabilmente la qualità del pescato ed il turismo, risorsa, quest’ultima, indispensabile per la fragile economia salentina.

“Il Comitato NO TAP” ha ricevuto il sostegno di alcuni personaggi noti, come Erri De Luca. In un incontro tenuto a San Foca la scorsa estate  lo scrittore napoletano parlò “del diritto di una popolazione di proteggere il proprio suolo e di avere sovranità e decisione sopra di esso”, definendo la battaglia intrapresa dai NO TAP   “una lotta   contro lo stupro della nostra bellezza”.

Gas Tap

Gas Tap

L’impatto ambientale del metanodotto. Sebbene i tecnici del TAP abbiano consegnato l’ESIA, Studio di Impatto Ambientale e Sociale, al Ministero dell’Ambiente, garantendo che le conseguenze della costruzione del metanodotto saranno minime, la realtà appare ben diversa. Difatti la costruzione del “microtunnel” a San Foca comporterà numerosi scavi nella falesia già erosa dal mare che, nel tempo, potrebbe cedere a causa delle trivellazioni, senza contare lo sconvolgimento paesaggistico cui si piegherebbe brutalmente il territorio. Una volta giunto a San Foca, il tubo si estenderà per 5 km fino ad un altro comune, Acquarica, dove sorgerà la zona PRT, all’interno della quale il gas sarà decompresso, causando emissioni nell’atmosfera ed un forte inquinamento acustico.

La zona PRT sarà attiva 24/24 h, ricoprirà 16 ettari di terreno e avrà una potenza termica paragonabile a quella di una centrale turbogas. Nell’area attraversata dal gasdotto non potranno sorgere abitazioni né essere piantati alberi, se non a distanza,  e la vegetazione ora presente verrà estirpata. Il tunnel si allungherà poi per 17 km nell’entroterra. Per di più l’ecosistema marino potrebbe essere compromesso e ci sarebbe sempre il pericolo di un’esplosione di gas, come quella che il 18 gennaio 2012 causò uno spaventoso incendio in Toscana, per via di una condotta di metano saldata male. Nonostante i promotori del progetto TAP continuino a sostenere che la costruzione del gasdotto creerebbe numerosi posti di lavoro per gli abitanti della zona, difficilmente sarà così poiché si avrebbe bisogno di  tecnici altamente specializzati e preparati a lavorare nel settore dei  gasdotti, figure professionali pressoché inesistenti nel mercato del lavoro locale. Si teme, infatti, che il personale venga reclutato altrove, accrescendo così un profondo disagio sociale. Insomma oltre al danno, anche la beffa.

Mentre nel resto del mondo si investe in energia pulita e si parla di green economy, i fautori del progetto TAP suggeriscono l’uso e la facile reperibilità di combustibili fossili quasi si trattasse di una soluzione all’avanguardia per sopperire ai bisogni energetici futuri. In una regione già pesantemente segnata dalle vicende Ilva e Cerano, quanto sta accadendo costituisce un paradosso e ci fa comprendere come, ancora una volta, la logica del profitto e del denaro siano sufficienti a spazzare via ogni scrupolo di coscienza.

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