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25 luglio 2011

Ultimo Shuttle: In futuro si viaggerà sempre più lontano

Ci hanno fatto sognare, piangere e gioire. Hanno portato occhi umani al di là dell’orbita terrestre; telecamere su di un mondo a noi sconosciuto e pur tanto familiare. Adesso gli shuttle andranno in pensione.

L’ultimo shuttle, l’Atlantis, è atterrato sulla pista del mitico Kennedy Space Center di Cape Canaveral.Si tratta del 133mo atterraggio su 135 missioni condotte dal lontano 1981. Non rientrano nell’elenco, purtroppo, il Challenger, esploso in volo nel 1986 ed il Columbia, disintegratosi lungo il tragitto di ritorno nel 2003.

Durante questi 30 anni di attività, gli shuttle hanno regalato emozioni infinite e speranze per l’intera umanità; speranze che non svaniranno con l’ultimo atterraggio dell’Atlantis ma che si rafforzeranno con le navicelle del futuro. Infatti, il presidente Obama ha rassicurato tutti chiarendo che con la conclusione del Programma Space Shuttle della Nasa l’America non dirà addio alle missioni spaziali.

E’ la fine di un’era, quella degli shuttle Discovery, Endeavour ed Atlantis destinati ad edulcorare coriacei musei americani; l’inizio di una nuova serie di esplorazioni. I viaggi del futuro mireranno all’esplorazione dello spazio profondo. A tal pro saranno necessari cospicui fondi e nuove tecnologie in grado di sviluppare soluzioni sostenibili per tutelare la salute degli astronauti.

La Nasa ha in animo la realizzazione di progetti ambiziosi volti alla realizzazione di nuove navi in grado di viaggiare oltre l’orbita della stazione spaziale e inviare uomini e materiali sulla luna per la costruzione della prima stazione. In fin dei conti, l’umanità non può scegliere di rinunciare a scoprire le proprie origini, né può pensare di sopravvivere in eterno su di un solo pianeta.

Le risorse, prima o poi inizieranno seriamente a scarseggiare, sicché sarebbe opportuno andarle a ricercare altrove. Inoltre, per portare a termine missioni interplanetarie occorrono tempo e denaro, tanto denaro, forse più di quanto un solo continente sia in grado di offrire.

Sarebbe quindi funzionale, in prospettiva futura, un mondo in cui albergassero pace e coesione tra popoli; un mondo capace d’esportare nello spazio le proprie conoscenze globali senza alcuna forma d’individualismo fine a se stesso. In questo mondo non dovranno più esservi né conflitti ideologico-religiosi né più lotte di confine.

Se solo l’uomo riuscisse a guardare dentro di sé capirebbe che egli stesso è universale e divino; quindi parte intrinseca di un unico disegno dai gloriosi tratti architettonici. La ricerca della verità passa attraverso il superamento della materialità terrestre e si staglia lungo le pingui autostrade spaziali. Nulla potrà unire gli uomini più del desiderio di viaggiare nello spazio.

Tuttavia, i danni causati dalla mancanza di gravità e le possibili esposizioni a radiazioni rischiano di ostacolare le future missioni di lungo periodo. Uno studio espletato da ricercatori dell’Università di Nottingham, propone una soluzione al problema. Un esperimento innovativo, portato in orbita dallo stesso shuttle Atlantis, caratterizzato dalla spedizione di milioni di vermi microscopici presso la Stazione Spaziale.

Si tratta di una specie chiamata Caenorhabditis Elegans. Secondo i ricercatori britannici, i geni della C.elegans possiedono le medesime funzioni che hanno anche negli umani.

Gli studiosi, nel tentativo di testare l’efficacia dell’interferenza del Rna, hanno generato una tecnica in grado di regolare l’espressione dei geni in un tessuto malato chiedendosi se la stessa tecnica può essere utilizzata per dirimere il calo di peso degli astronauti in assenza di gravità. Secondo il prof. Nathaniel Szewczyk dell’Università di Nottingham, vera e propria anima dell’esperimento:

” Una volta che i vermi sono arrivati nello spazio, gli scienziati della Stazione spaziale Internazionale li hanno trattati con l’Rna e ce li hanno riportati dopo un po’ per fare analisi post-volo. I risultati sono molto frizzanti e ci forniscono il primo preziosissimo esperimento idoneo a dimostrare empiricamente che l’Rna è efficace nel bloccare le proteine necessarie per la diminuzione della massa muscolare”.

Tale scoperta sarà utile non solo per gli astronauti ma anche per chi soffre di disturbi alimentari o di altre malattie che indeboliscono la massa muscolare

Antonio Migliorino

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