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12 luglio 2011

Uscire dall’Università

Urge che qualcuno si arrabbi in questa situazione di immobilità sociale tutta italiana. Pochi giorni fa abbiamo assistito al fallimento della Grecia, alla vendita dei servizi pubblici greci ad impreditori privati. Stamane lunedì 11, luglio caldo non solo climatico a Piazza Affari. Crollano le banche, e l’Italia rischia di appendere il cartello “Fallimento” sulle proprie piazze. O qualcuno lo appenderà sul cuore.

Angela Merkel intanto telefona il Primo Ministro Italiano dicendogli di provvedere a riforme serie e a difendere insieme l’euro.

Una situazione prevedibile, una crisi nella crisi ormai dilagante da anni, dove l’immobilità sociale è lo spettro di un tiranno che c’è ma non si fa vedere, presente ma inannientabile. Giovani laureati che hanno appeso al chiodo il pezzo di carta, come un trofeo di guerra, di battaglie e di vincite. Ma arriverà prima o poi la resa dei conti, di uno stato di cose che non va avanti, dove maggiormente ne paga i conti il Sud Italia.

Qualcuno ha paura che i giovani studino troppo, che capiscano, comprendano. Si è preoccupati che qualcuno accenda la luce del sottoscala scoprendo le faide della politica arricchite e che hanno lasciato a pancia vuota i propri datori di lavoro: il popolo che li ha votati.

Chiudono le aziende, imprenditori ricevono i contributi regionali per le proprie imprese e dimezzano sempre più il personale, come se fosse morale arricchirsi e dichiarare lo stato di fallimento nell’azienda. Le imprese fantasma sono le nuove cattedrali nel deserto, fucine di precari e laureati messi a lavorare per poco tempo e trasferire magari il lavoro all’estero, dove un lavoratore costa di meno. Urge davvero che qualcuno inizi a protestare, chiudendo la televisione che vomita modelli iniqui e tendenti al ridicolo e pensando a come ristrutturare l’Italia, iniziando non dai palazzi del potere, ma da chi scegliamo di far abitare lì, a spese nostre.

Siamo noi i palazzinari che decidono quali inquilini far salire ai propri piani. Ma ultimamente chi abbiamo messo in affitto nelle stanze fa baccano. Un rumore dal silenzio che sa di mancate risposte nel mondo del lavoro.

Tacere non serve, soffrire nemmeno. Chiunque, nel proprio piccolo e con i propri mezzi, deve fare qualcosa, anche solo scrivere, condividere un’idea. L’ Italia non può diventare la culla dei pensionati, dei precari, dei cassa integrati, dei disoccupati. Le tende politiche hanno dimostrato la vacuità dei propri interni. I giovani laureati chiedono risposte, si ha voglia di lavorare, di costruire il futuro proprio. Il futuro è di tutti, non per pochi. E’ immorale che i pochi distruggano il tutto.

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