• Google+
  • Commenta
7 agosto 2011

Scoperto il segreto dell’origine dell’ansia

E’ uno dei “mali” più diffusi nella società stressante e iperfrenetica del terzo millennio: certo, non è la depressione, ma rende ugualmente la vita abbastanza complicata a chi ne è affetto.

Stiamo parlando dell’ansia, quello stato psichico che provoca una condizione di intensa paura in un individuo.

Non sempre è cronica: soffre cronicamente di questo disturbo il 2-3% della popolazione italiana. Sappiamo che essa ha varie componenti; una cognitiva (il soggetto crede che sia in arrivo un pericolo di natura incerta), una somatica (il corpo si prepara ad affrontare questa presunta “minaccia”, aumentando il flusso sanguigno, la frequenza cardiaca, ecc.: compaiono anche sudorazione, tremore e dilatazione delle pupille), emotiva (col dilagare della sensazione di paura e terrore), comportamentale (il soggetto assume comportamenti inusuali).

Si sapeva un pò tutto circa l’ansia, compresi i vari metodi di terapia: ma è sempre rimasta avvolta nel dubbio e nell’incertezza l’origine del disturbo: uno studio italiano ha però svelato questo mistero.

La ricerca è stata condotta dall’Irccs Medea di San Vito al Tagliamento, in collaborazione con gli atenei di Udine e Verona. Questo studio, coordinato dal dott. Paolo Brambilla (dell’Università di Udine) e pubblicato su “Psychological medicine” (una rivista scientifica dell’Università di Cambridge), ha individuato come causa principale del disturbo d’ansia un difetto di comunicazione e di scambio di informazioni tra due regioni del cervello, nella fattispecie tra il corpo calloso destro e la corteccia parietale, entrambe aree dell’emisfero destro dell’organo.

L’indagine è stata svolta effettuando un imaging con risonanza magnetica su 12 persone affette da ansia generalizzata e 15 persone “sane”: ebbene, questo difetto di connessione è stato rilevato solo nel primo gruppo del campione di indagine.

La ricerca tuttavia non termina qui: il coordinatore del team ha infatti auspicato la continuazione dell’indagine con sequenze più complicate, in modo da raccogliere dati più approfonditi sull’origine dell’ansia.

Alberto De Luca

Google+
© Riproduzione Riservata