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22 settembre 2011

La capogruppo del Pd Ghizzoni attacca la riforma Gelmini

Quando oramai tutto sembra aver avuto un reale seguito e una tangibile concretizzazione e, nonostante le infinite proteste del mondo accademico tutto, ecco ancora che qualcuno si ferma a riflettere e si stupisce, per poi obiettare, circa i risvolti in atto e le conseguenze possibili della riforma universitaria dell’ormai più famoso Ministro d’Italia: Maria Stella Gelmini!

Ad esprimersi stavolta e ad esporsi pubblicamente, non preoccupandosi di manifestare tutto il suo dissenso, la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni che così si è espressa ieri a Roma “Questo decreto sta impedendo alle università di assumere e il ministro Gelmini è responsabile dell’invecchiamento degli Atenei italiani“.

Si tratterà non solo di un dissenso verbale ma l’indignazione della capogruppo troverà concretizzazione immediata nel notificare il voto contrario del Pd al decreto, in particolare a proposito dei criteri per il riparto delle risorse destinate al piano straordinario per il reclutamento di professori associati.

Così continua, la Ghizzoni, esprimendo tutta la sua amarezza: “La legge Gelmini e i suoi decreti attuativi non solo sono inefficaci ma si stanno dimostrando dannosi per tutto il sistema universitario italiano. E lo dimostra questo decreto che sottopone il reclutamento alla tagliola del 90% (percentuale tra FFO e spese per il personale che le università non devono superare per poter procedere a nuove assunzioni) e impedisce così a circa un terzo degli Atenei di reclutare nuovi professori associati e reintegrare, almeno parzialmente, i vuoti di docenza determinati dal blocco del turn over e dai tanti pensionamenti intercorsi negli ultimi anni. In questo, il ministro Gelmini sta bloccando, ancora una volta, l’ingresso di giovani docenti e impedendo il meritato avanzamento di carriera a ricercatori in servizio. Altro che riforma ‘epocale’ la vera finalità della Gelmini sta venendo alla luce in tutta la sua evidenza: assecondare l’invecchiamento e l’impoverimento dell’università italiana“.

Un duro colpo sferrato alla riforma, con altrettante dure parole. Ma a cosa servirà quest’ennesimo sforzo? Viviamo tutti ormai in uno stato di rassegnazione e consapevolezza che anche questa volta, altro non sarà che un ennesimo e vano tentativo fatto quasi “ingenuamente” sperando di poter “bloccare gli intenti diabolici del nostro ministro della Pubblica Istruzione”. Ma al dunque, anche parlare ancora su questo argomento, sembra servire a ben poco. Non ci resta, dunque, che tenerci le nostre amate chiacchiere e i nostri luccicanti distintivi!

Pasqualina Scalea

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