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7 ottobre 2011

07/10/11 Gli universitari sono tornati

E’ iniziato l’autunno caldo italiano in linea con le manovre finanziarie attuate dal governo per placare la crisi economica che sta attanagliando il paese da qualche anno.

Autunno che ha visto già incrociare le braccia di numerosi lavoratori. Oggi anche la scuola e l’università sono scese in piazza per gridare che non ci stanno, coordinati dall’Unione degli Studenti (sindacato delle scuole superiori), dal LINK-Coordinamento Universitario e da tutto il movimento studentesco.

Le aule scolastiche cadono e pezzi, e 200 mila studenti universitari rischiano di perdere la borsa di studio – spiegano i ragazzi della Rete della Conoscenza Con la scusa della crisi, il governo sta scaricando sulla nostra generazione tutto il peso dell’austerity. Si parla solo di spread e di vincoli di bilancio, ma oggi i conti li devono fare con noi!

Non si perdono d’animo i giovani d’oggi costretti a scendere a mille compromessi per vivere. Non si sono persi d’animo e lo hanno dimostrato con i numeri: oltre 100 mila studenti in 90 città. 25 mila persone solo a Roma, 15 mila a Torino, 8 mila a Napoli, 5 mila a Genova e Milano.

Gridano il loro malessere attraverso slogan come “Il futuro non è scritto“, “Noi il debito non lo paghiamo“,”Ora i conti li fate con noi“, “Gelmini, Gelmini, dimissioni!“. Indisposti verso “la Gelmini e il suo tunnel di neutrini -dicono- e un presidente del Consiglio che quando parla finisce a raccontare barzellette sconce e a invocare Forza Gnocca“.

Non sono mancate le azioni dirette a rafforzare le prese di posizione. A Roma gli studenti hanno oltrepassato i limiti del percorso autorizzato, finendo per bloccare il lungotevere e stanziarsi fuori dal Miur. Una volta tornati a Piramide hanno occupato la stazione Ostiense e bloccato i binari.

A Milano i momenti peggiori si sono verificati di fronte alla stazione Centrale quando la tensione fra manifestanti e polizia è iniziata a salire. Prima atti contro le banche e Moody’s, poi hanno circondato il Pirellone, sede della Regione Lombardia ed ente responsabile del diritto allo studio.

Stessa scena a Bari e Cagliari, dove gli studenti sono arrivati in corteo sotto agli uffici scolastici regionali. A Trieste le contestazioni hanno visto protagonisti oltre al Consiglio Regionale e alla Provincia anche le sedi della Lega Nord. L’Unicredit è stata il bersaglio del disappunto dei torinesi, che vi hanno attaccato degli scontrini alle vetrine.

Anche Genova si è vista bloccata da due cortei distinti che si sono ricongiunti a piazza Sarzano e hanno contestato il salone nautico. Infine a Napoli, piazza Borsa è stata rinominata “piazza Reddito per tutt*” e alla polizia che tentava di bloccare il corteo hanno risposto soffiando bolle di sapone. Gli universitari partenopei si sono distinti calando uno striscione dal rettorato dell’Università Federico II con scritto “Indignarsi non basta”.

E intanto il prossimo appuntamento sarà il 15 ottobre quando gli studenti si uniranno agli indignados di tutto il mondo, ma non escludono di partecipare anche all’occupazione della banca d’Italia, sul’onda di New York, indetta per il 12 .
Domani a scioperare saranno i dipendenti pubblici e sicuramente gli studenti non faranno mancare il loro appoggio. Non è più tempo di distinzioni di classe.

Irene Cassaniti

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