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20 ottobre 2011

Apprendistato: una nuova risorsa contro la crisi

Viene modificato il Decreto che regola l’apprendistato, che potrebbe essere il punto di partenza per combattere la crisi economica partendo dalla base. I giovani.

Lo scorso 10 ottobre, sulla Gazzetta Ufficiale n. 236, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n.174 che dal 25 ottobre ’11 disciplina l’apprendistato quale contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzato all’occupazione e alla formazione dei giovani. Questo nuovo contratto, inoltre, ha come obiettivo di formare i giovani, non per la singola attività lavorativa ma per il mercato di lavoro.

Con questo nuovo Decreto si prevede una nuova tipologia di contratto:

• L’apprendistato per la qualifica professionale, rivolto ai giovanissimi a partire dai 15 anni di età.

• L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, rivolto ai giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni che devono completare il loro iter formativo e professionale.

• L’apprendistato di alta formazione e ricerca, rivolto a coloro che aspirano ad un più alto livello di formazione, nel campo della ricerca, del dottorato e del praticantato in studi professionali.

Questi contratti devono avere una forma scritta, una spiegazione dettagliata del suo piano formativo e della qualifica che viene aggiudicata al termine del rapporto di apprendistato. Questa qualifica costituisce credito formativo per un eventuale percorso di studi oppure una formazione professionale.

Sembra davvero che l’Italia, dopo molti anni di inattività verso il mondo del lavoro giovanile, stia cercando di darsi una scossa. L’apprendistato è e deve essere solo un punto di partenza per l’esperienza dei giovani sul campo di lavoro. Non un punto di arrivo, oppure una scusa per trascurare il mondo dell’istruzione.

Infatti, il mondo dell’istruzione e l’apprendistato lavorativo devono essere due facce della stessa medaglia, due strade parallele che portano alla stessa meta: portare l’Italia ad un riciclo generazionale che si attende da troppi anni.

Ora tocca a chi di dovere dimostrare che l’Italia non è un paese per vecchi, che la fuga dei geni è stato solo un momento brutto della nostra storia, che in Italia non si pensa solo ai propri interessi ma anche a sviluppare le risorse del paese, e in un periodo di crisi l’unica risorsa siamo noi: i giovani.

Fabio Gioia

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