• Google+
  • Commenta
4 ottobre 2011

Cinque per mille alle università

Sempre più intellettuali e illustri opinionisti continuano a lanciare segnali allarmanti riguardo il futuro dell’Italia, che se non comincerà seriamente ad investire sulla crescita e sullo sviluppo rischierà definitivamente di affondare. Ma finora gli italiani hanno visto approvare solo tagli, anche e soprattutto alla scuola, che invece dovrebbe rappresentare quel motore per far ripartire perlomeno la speranza di avere un domani migliore. Anche per questo la Rete Universitaria Nazionale (RUN), dall’assemblea della Sapienza, chiede ai grandi contribuenti italiani di mettersi una mano sulla coscienza, o perlomeno al portafogli.

In una lettera aperta, inviata tra gli altri a Silvio Berlusconi ma anche Diego Della Valle, che paradossalmente pubblica (a pagamento) un’altra lettera sulle maggiori testate nazionali per dire “basta” ai politici, la RUN fa presente che “oggi in Italia ci sono 2 milioni di giovani disoccupati che hanno smesso di studiare e non cercano lavoro: la parte più giovane del Paese che rischia di non avere domani” facendo anche notare che questi sono “una immensa risorsa di energie che rischia di non essere immessa nei processi di sviluppo e di essere confinata nella riserva dell’assistenzialismo parassitario che lo Stato non potrà più sostenere”.

La Rete Universiataria Nazionale sottolinea quindi che “con i reiterati tagli alla scuola” l’Italia “si candida ad un futuro di Paese colonizzato che oltre alle materie prime deve importare anche le idee”. Per tutti questi motivi la RUN chiede a questi grandi contribuenti “un ‘contributo per costruire il futuro’: lo 0,5% ( il 5 x mille) del vostro reddito, per alimentare, ogni anno, un fondo pubblico per borse di studio ai 2 capaci e meritevoli anche se privi di mezzi”. I destinatari della missiva sono tanti, si attende ora di capire se però il messaggio sia giunto effettivamente a destinazione.

Buonissima iniziativa senza dubbio ma può bastare da sola a chiudere la sanguinosa ferita che tutti noi attanaglia?

Non credo, non penso.

Non dico questo nasconda altre cose, anche perchè di foglie di fico l’Italia non ne ha bisogno. Ma poco ci manca.

Ma le parole lunghe stancano. Certi colletti bianchi annoiano.

E allora occorre domandarsi:è l’Italia molto malata? Le sue ferite sono forse inguaribili?

Non risolverà mai i suoi problemi fondamentali? Non c’è proprio nulla da fare?
Molti di voi ricorderanno il tempo felice in cui il Governo si vantava di risolvere tutti i problemi italiani: le prime pagine dei maggiori quotidiani e i salotti televisivi pullululavano di decisi risolutori e provvide gheishe rifatte pre onte a tutto pur di difendere il proprio fronte politico.

Guardandoli da vicino ed esaminandoli con attenzione alcuni apparivano trascurabili, altri addirittura risibili e a senso unico.

A favore del potente di turno.

Ma quelli che hanno determinato il corso della nostra storia non si sono affrontati quasi mai, l’analfabetismo, l’arretratezza del Mezzogiorno, la fame, la miseria, l’assistenza sanitaria, la balbettante economia, il clientelismo.

Molti di questi problemi non sono affrontati perchè non fanno share e imputridiscono l’aria.
Quest’ultima è infestata da 150 anni di bugie. O meglio: quasi verità o verità vestite a festa per l’occasione.

Peccato.

Ogni scuola e università d’Italia è la culla di tutti noi.

Lì stanno le nostre glorie più grandi : il combattivo Dante, lo speranzoso Galilei, il grandissimo Michelangelo, Cristoforo Colombo che grida “Terra terra”, terra!!!!!!, le vittorie militari, le scoperte scientifiche e milioni d’altre cose stupende e bellisssime ma non sufficienti a coprire quel groviglio di problemi irrisolti che è l’Italia.

Negli ultimi decenni le nostre condizioni di vita sono migliorate moltissimo, tuttavia il miglioramento noon è sempre frutto di una volontà collettiva, ma sempre attraverso l’aziione di una minoranza osteggiata alcuni e amareggiata da altri chwe non capiscono.

E’ allora quando sono in pochi a tirare la carretta ci si rende conto che le cose sono migliorate ma molto meno dim quanto ci si sarebbe potuto aspettare.
I miglioramenti simsono regiatrati quando i governi hanno investito nel potenziamento delle strutture scolastiche e formative.

Quindi l’equazione è semplice: il giorno in cui gli investimenti nella scuola e università saranno superiori a quelli riservati a progetti grandiosi, superflui e inutili, l’Italia sarà sulla via della guarigione.

Guarita e soddisfatta perchè avrebbe trovato in sè la forza d’affrontare finalmente la causa delle sue sventure.

Senza ambigue scorciatoie nè scomodi salvagenti.

Gaetano Santandrea

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy