• Google+
  • Commenta
31 ottobre 2011

E se la rivoluzione fosse alle porte?

C’è fermento in questi mesi in Italia e nel mondo. Dalla politica alla società civile si respira aria di scontro.

Due istanze si confrontano sulla scena italiana e globale.

Da un lato la volontà di cambiamento portata avanti da un numero sempre crescente di giovani, che riempie le piazze, che avanza nuove proposte volte al miglioramento del sistema socio economico del paese.

Dall’altro lato, invece, si registra la resistenza tenace dell’élite, la quale, nonostante il paese stia piombando nel baratro, si arrocca nei palazzi del potere cercando di difendere con le unghie e con i denti le posizioni di dominio e controllo della vita pubblica, ma sopratutto di salvaguardare i privilegi acquisiti nel tempo.

Oggi il ceto medio avverte pesantemente gli effetti della crisi e a pagarne le spese sono i nuovi figli dell’Italia, i giovani e i ragazzi che si vedono privati dei loro diritti, soprattutto del diritto al lavoro. Un generazione stanca di subire inerme le scelte economiche e politiche di una classe dirigente che si sta mostrando incapace di arginare la crisi dilagante.

Si è dissolto In Italia, inoltre, il patto politico tra i portatori delle istanze neo liberali e il ceto medio borghese che, in passato, in nome della sicurezza e della disciplina, aveva ceduto i propri i voti alla classe dirigente , economica e politica, bloccando cosi il cambiamento.

Oggi, ancora una volta, come in passato, sono i giovani a riprendere in mano la propria sorte, cercando di risvegliarsi dal torpore che per anni gli aveva provocato l’ anestesia praticata dalla classe al potere. Mi riferisco sopratutto alle idee di facile successo, alla tempesta mediatica che ripropone modelli ispirati alla rinuncia dei valori e propone invece il modello del facile arricchimento.

I giovani, quantomeno una parte di essi, sembrano capire che tutto questo era in realtà un tentativo di nascondere l’azione di graduale disgregazione della cultura, dei valori di giustizia sociale e di tutela dei diritti, portata avanti da chi ci governa ma sopratutto dall’elitè economica mondiale ed italiana.

Le menti fresche e vitali, costrette a diventare vuoti a rendere nel grande gioco del potere, costrette ad essere dei numeri nel pallottoliere del potere, privati di tutto persino della possibilità di aver un futuro, stanno gradualmente prendendo coscienza dell’importanza del proprio ruolo e dell’importanza della partecipazione attiva alla vita sociale, economica e politica del paese, oltre che della straordinaria rilevanza che può avere nell’attuale contesto sociale e storico, la cultura e il patrimonio di conoscenze acquisite.

La classe dirigente sembra non aver colto a pieno questo passaggio di transizione compiuto dalle giovani generazioni, e continua imperterrita a compiere le proprie scelte dissennate e distruttive, non capendo che quando il popolo e i giovani decidono di riprendersi la propria dignità, lo fanno con ogni mezzo.

Non comprendono, i signori dell’economia e della politica, come questo tipo di atteggiamento faccia crescere la rabbia sociale e come alla lunga si potrebbe determinare una situazione di conflitto sociale e, quando ciò accade, generalmente si creano situazioni di tensione che spesso sfociano in tragiche e drammatiche rivolte.

Vincenzo Amone

Google+
© Riproduzione Riservata