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3 ottobre 2011

La Natura crea e la Scienza imita

Uno studio dimostra che l’energia, in futuro, potrà essere ricavata da foglie artificiali create ad immagine della natura

La capacità creativa dell’uomo è direttamente proporzionale alla percezione del reale. Non tutte le idee sono innate, in altre parole insite nel nostro codice genetico.

Alcune di esse scaturiscono dall’esperienza e, nel tempo, sono diventate pietre miliari della nostra cultura. Molti antropologi sostengono che l’inventiva sia il frutto di una sintesi tra le necessità umane e l’ambiente.

L’esperienza acquisita nel corso dei millenni e il desiderio innato di progredire hanno spinto l’umanità in cima alla catena alimentare. Pertanto, è verosimile ipotizzare che l’uomo sia in grado di creare in funzione di ciò che vede e sente.

Da questa prospettiva, il desiderio assume le sembianze di un effetto della percezione, nulla più. La sintesi dialettica tra percezione, desiderio e manifestazione diventa il motore catartico della nostra civiltà; un’arma contro le inezie di una natura bella ma recalcitrante.

Secondo A. Schopenhauer “un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che fa”.

Ad ogni modo, la storia è irta d’espedienti idonei a certificare la tesi fin qui esposta.

Il dardeggiare dei fulmini realizzò l’immagine del fuoco. Il planare degli uccelli, l’idea del volo artificiale.

Oggi, le imitazioni della natura continuano a drenare il progresso, irrorando collirio nell’iride languido di una scienza in continua evoluzione. Molti studi, incentrati sull’analisi comparativa tra fenomeni naturali e artificiali tendono ad arginare le straripanti esigenze di una civiltà, obnubilata dalla penombra dello sperpero energetico.

Di recente, l’Università dell’Illinois si è resa protagonista di una sensazionale ricerca basata sulla conversione di acqua ed anidride carbonica in energia.

In realtà, l’obiettivo dei ricercatori americani è, per l’appunto, imitare e realizzare foglie artificiali in grado di produrre energia. La fotosintesi clorofilliana presenta diverse fasi.

Tra queste, ve n’è una caratterizzata dall’estrazione di elettroni dalle molecole d’acque ad opera dell’energia solare. Facendo leva su questo fenomeno, i ricercatori dell’Illinois University hanno scandagliato le particelle cariche delle foglie naturali per comprendere se fossero in grado di legare il carbonio fino a produrre zuccheri.

Fino ad ora, l’emulazione di tale meccanismo era possibile solo all’interno di celle elettrochimiche, piuttosto complesse. Adesso, questo studio paventa l’opportunità di stabilizzare la reazione senza dispendio di energia. Quindi in modo sostenibile.

Antonio Migliorino

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