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13 ottobre 2011

La “Rete della conoscenza” lancia dieci proposte per risolvere i problemi del mondo scolastico

Dopo le parole del Ministro Gelmini sull’attuale situazione del sistema scolastico, ribadite peraltro in un’intervista sul quotidiano La Repubblica, gli studenti della “Rete della conoscenza”, rispondono dettando le condizioni per riaprire il dialogo.

Lo fanno, affidandosi allo schema, ormai diventato un classico delle dieci domande rivolte direttamente alla Gelmini. I ragazzi della “Rete”le chiedono in sostanza, di passare dalle parole ai fatti concreti.

“Cara ministra, scrivono – nell’ introdurre i quesiti- se lei volesse davvero un dialogo con noi (che noi non abbiamo mai rifiutato), farebbe 10 semplicissime cose, per dimostrare che non ci sta prendendo in giro”. dopo l’introduzione al vetriolo incalzano con le richieste utili per riaprire un tavolo di confronto.

Bisogna dicono i ragazzi, sospendere l’attuazione dell’ iter di approvazione della nuova riforma universitaria, la quale pur essendo approvata dal parlamento e resa legge , può ancora essere bloccata, poiché l’ultima parola sugli statuti universitari , che applicano la riforma, spetta al ministro della pubblica istruzione.

Gli studenti della “Rete”, inoltre avanzano la proposta di un referendum sulla riforma universitaria, da sottoporre a tutta la popolazione studentesca e a tutti i componenti del mondo universitario.

Inoltre sostengono che se i tagli sono finiti, allora il ministro è nelle condizioni di chiedere al parlamento, di abolire la famigerata legge 133/48( quella sui tagli universitari).

Esaurita la questione tagli e quella legislativa, i ragazzi hanno indicato i provvedimenti da intraprendere per migliorare il sistema scolastico, evidenziando le criticità esitenti.

Rivolgendosi al ministro, chiedono: “Perché non presenta una proposta di legge quadro sul diritto allo studio che fissi i livelli essenziali delle prestazioni che le Regioni devono rispettare, come previsto dalla Costituzione?”.

Chiedono inoltre, la sospensione dei licenziamenti del personale docente e amministrativo delle scuole, il quale riduce, secondo i ragazzi, la qualità della didattica e blocca ogni tentativo di innovazione.

Avanzano poi, la proposta di creare uno statuto dei diritti per gli studenti che svolgono uno stage e l’abolizione dei finanziamenti alla scuole le private. Finanziare gli istituti privati è giudicato come un’ingiustizia se si taglia il pubblico.

Insistono sulla necessità di intervenire nella messa a sicurezza degli edifici scolastici, realizzabile se il ministro appoggiasse la legge 133/66 che sblocca i finanziamenti in materia.

I ragazzi pongono anche questioni di democrazia e di diritto alla libera espressione. A tal proposito, chiedono al ministro di adoperarsi affinché Alemanno, sindaco di Roma, e Maroni, in qualità di responsabile al Ministero dell’Interno, rimuovano la zona rossa nei pressi dei palazzi isituzionali evidenziando o che l Italia è l unico paese europeo dove cio non è consentito. ricordano infine al ministro, che negli anni rifiutò il dialogo etichettando i manifestanti come minoranza politica aizzata dai centri sociali.

Tuttavia, sostengono i ragazzi, il dialogo si può riaprire a patto che si ritorni alla situazione scolastica precedente al 2008, e ripartire da li.
Inoltre, precisano i ragazzi che il sistema universitario necessita di essere riformato, ma con modalità diverse seguendo i punti indicati nei quesiti , altrimenti continueranno le proteste già in atto.

I ragazzi della “Rete” non si fermano però alla contestazione, ma lanciano una loro proposta di riforma consultabile sul sito www.altrariforma.it.

Insomma, traspare la volontà a non cedere di un solo millimetro, e di continuare nelle proteste se il ministro non modifica la sua politica di governance.

Vincenzo Amone

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