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21 ottobre 2011

L’ulteriore scacco alla cultura

È passata, quasi inosservata, l’approvazione di un disegno di legge da parte del Senato, comunemente chiamato “Legge Levi”, dal nome di uno dei deputati che ha suggerito tale iniziativa.

È una normativa che interessa il mondo dell’editoria: secondo l’Art. 1, infatti, essa ha per oggetto “la disciplina del prezzo dei libri” e si propone la finalità di “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura”.

Il punto più interessante, però, risulta essere il comma 2 dell’ Art. 2 in cui si vieta la vendita di qualsiasi libro con uno sconto maggiore del 15 % sul prezzo liberamente fissato dalla casa editrice in base alle direttive del comma 1 del medesimo articolo.

L’ unica eccezione è contemplata nel comma 4: lo sconto, infatti, viene esteso al 20 % per i testi venduti in occasioni speciali come “manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale” ed “in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative e università.”

Tale disposizione, a prima vista, sembrerebbe tangere poco il mondo dell’editoria ma, se rivolgiamo lo sguardo sulle piccole e medie case editrici, notiamo come essa, in realtà, possa rivelarsi controproducente. E, ad un’analisi più approfondita, si può affermare che essa rischia di troncare le gambe anche agli scrittori aspiranti o emergenti.
Vediamo come.

La realtà editoriale italiana è quasi monopolizzata da pochi, importanti nomi che, nella maggioranza dei casi, pubblicano opere di autori già famosi ed affermati.

Uno scrittore alle prime armi, dunque, per avere una remota possibilità di vedere pubblicato il suo lavoro, si rivolge ad una casa editrice più modesta che cerca, proprio negli aspiranti artisti, un trampolino di lancio per giungere sul grande mercato librario.

Però, a causa delle ristrettezze economiche, spesso alcune di esse sono costrette a chiedere all’autore che intende avvalersi della loro collaborazione un “piccolo” contributo economico, una sorta di rimborso spese. Contributo che egli spesso accetta, rincuorato dal fatto che, il più delle volte, ha la possibilità di acquistare la propria opera al 30% o addirittura al 50% e di rivenderla al prezzo intero, così da sperare di risarcire la somma spesa per la pubblicazione.

Un meccanismo sicuramente discutibile, per fortuna non adoperato da tutte le realtà editoriali minori, che, però, mantiene accesa una luce nelle speranze degli aspiranti scrittori che credono nel proprio talento e inseguono il proprio sogno al punto tale da investire personalmente su sé stessi.

Un meccanismo al quale, la Legge Levi, sembra ormai porre fine, con la conseguenza di indurre sempre di più le case editrici ad occuparsi di opere edite all’estero e tradotte in italiano, con l’unico risultato di snellire ed indebolire ancor di più il già esile corpo di quella rara categoria di scrittori nostrani.

Un legge, dunque, che sembra dare il colpo di grazia alla già agonizzante cultura italiana.

Giuseppina Iervolino

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