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17 ottobre 2011

Roma devastata da Black Bloc impuniti

Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, si stimano circa due milioni di euro di danni, procurati dai Black Bloc, durante la giornata del 15 ottobre scorso.

I facinorosi inizialmente, dopo essersi staccati dal corteo pacifico degli Indignati, del quale hanno ampiamente oscurato la protesta contro la crisi finanziaria, non hanno incontrato alcun segnale di arresto da parte delle forze dell’ordine che, stando alle testimonianze, hanno bloccato le principali vie d’accesso a Piazza San Giovanni, ostruendo in tal modo il defluire dei manifestanti.

Unanime è stata la condanna del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Vaticano, mentre il Ministro degli Interni Roberto Maroni parla di punizioni esemplari per i violenti, sempre che questi possano essere individuati.

Sono state, d’altro canto, fortissime le polemiche sulla gestione della sicurezza, soprattutto in considerazione del fatto che la manifestazione, eseguita pacificamente dagli Indignati di oltre 80 paesi del mondo, ha avuto questo esito così nefasto soltanto in quel di Roma.

Il Ministro, nonché Capo della Polizia e garante dell’ordine pubblico, dovrà riferire in Parlamento riguardo agli scontri e ai circa settanta feriti che gravano, oggi, sulla coscienza di tutta l’Italia.

La manifestazione, alla quale hanno partecipato gruppi studenteschi, fazioni politiche, associazioni, famiglie e anziani, ha cercato di esprimere un fortissimo dissenso rispetto ai venti anni di tagli incondizionati, alle speculazioni bancarie, al pagamento del debito pubblico e all’impossibilità di promuovere dei referenda contro i diktat imposti dall’Unione Europea, che impongono misure antipopolari sulle questioni delle pensioni, del lavoro e della privatizzazione dei servizi.

Rivendicando una legittima democrazia diretta, come strumento unico che possa consentire il vero esercizio della Sovranità del Popolo, tutti i manifestanti – tra cui: No TAV, Comitato per l’Acqua come Bene Pubblico, USB, COBAS, CGIL, Movimento Femminista e Rifondazione Comunista – hanno reclamato i diritti fondamentali dell’esercizio dell’iniziativa popolare e il referendum deliberativo.

Tutte queste richieste, perciò, sono state adombrate, sia mediaticamente che – cosa più importante – nella loro stessa espressione, dai gruppi di rivoltosi.
Da ieri, la riflessione riguarda il fatto più ambiguo e sconcertante di tutta questa faccenda, secondo cui i Black Bloc, per tutta la prima parte della manifestazione, hanno agito indisturbati nei loro atti di devastazione dei beni pubblici e privati, con un gran numero di forze dell’ordine pressoché indifferenti agli episodi di distruzione, cui soltanto dopo hanno fatto seguito delle azioni coercitive che, tuttavia, non hanno tenuto conto della presenza in piazza delle famiglie e dei bambini.

Secondo moltissime testimonianze il corteo è stato fatto confluire in Piazza San Giovanni che, come ho già specificato, essendo stata bloccata dalle postazioni di polizia, nelle sue vie di fuga laterali, ha rappresentato un vicolo cieco nel quale i Black Bloc si sono immessi, avanzando così fino a giungere a San Giovanni in Laterano, da dove hanno continuato ad infierire.

Solo in quel momento la polizia ha intrapreso un contrattacco, che ha sbigottito gli astanti per le modalità assolutamente poco ortodosse con cui è stato avviato.

Le violenze compiute durante il corteo hanno mosso il risentimento della Confcommercio di Roma che ha richiesto di imporre nuove regole per i cortei nella Capitale proponendo il divieto di manifestare durante determinati periodi dell’anno.

Il presidente della Confcommercio di Roma, Giuseppe Roscioli, con toni inaspriti, si pronuncia in merito affermando: «Gli indignati a questo punto siamo noi, commercianti e cittadini della Capitale. Mi sembra che o gli organizzatori non hanno avuto il controllo della situazione o, addirittura, queste manifestazioni celano la volontà di creare il caos».

Ad oggi le forze dell’ordine stanno avviando numerosissime perquisizioni nelle sedi dei movimenti anarchici, insurrezionalisti e politici dell’estremismo radicale. La reazione delle forze dell’ordine, che agli occhi dei più, e dei non partecipanti alla manifestazione del 15 ottobre, potrebbe apparire sollecita e vigorosa, solleva, tuttavia, dei seri interrogativi circa l’assenza di un intervento altrettanto immediato ed efficiente, delle stesse, durante i disordini.

Proprio stamattina da LaRepubblica.it si legge la “confessione” di uno degli incappucciati, F., trentenne, laureato, il quale rivela le seguenti affermazioni che riporto fedelmente dal sito:

«Noi non ci siamo nascosti. Il Movimento finge di non conoscerci. Ma sa benissimo chi siamo. E sapeva quello che intendevamo fare. Come lo sapevano gli sbirri. Lo abbiamo annunciato pubblicamente cosa sarebbe stato il nostro 15 ottobre. Ora i “capetti” del Movimento fanno le anime belle. Ma è una favola. Mettiamola così: forse ora saranno costretti finalmente a dire da che parte stanno. Ripeto: tutti sapevano cosa volevamo fare. E sapevano che lo sappiamo fare. Perché ci prepariamo da un anno».

Affermazioni pesantissime che, nel corso dell’intervista, fanno intuire un’ipotetica persistenza delle attività violente, tanto da parte sua quanto dal resto della squadra dei rivoltosi.

Sugli stessi temi della manifestazione, la Rete dei Comunisti, promuoverà per sabato 29 ottobre prossimo, a Roma, una giornata di analisi e dibattito che verrà articolata in due momenti fondamentali: una prima tavola rotonda di analisi e approfondimento dei meccanismi economici, politici e istituzionali della crisi e della governance nei e sui paesi dell’UE; una seconda tavola rotonda, pomeridiana, sulle scelte politiche e le indicazioni di lotta con cui i movimenti sociali e sindacali possono ingaggiare, in Italia e in Europa, la lotta aperta contro il governo unico delle banche.

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