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27 ottobre 2011

Scandalo dei fondi universitari

Questo è un argomento che nessuno vorrebbe affrontare, di quelli che ti fanno serrare gli occhi, per evitare che assistano al peggio. Poi però gli occhi sei costretto ad aprirli, e a fare i conti con la realtà, quella in cui versa la TUA Italia.

Ogni anno le istituzioni universitarie, stanziano dei fondi (per mezzo di un bando) destinati alle associazioni presenti all’interno degli atenei.
Il budget, si aggirerebbe intorno ai 40- 60 mila euro. Siamo costretti ad utilizzare il “condizionale” perché nella migliore delle ipotesi di questi soldi ne arriva soltanto una parte.

Altre volte invece, a dividersi la torta sono solo le associazioni d’èlite, ossia quelle di cui fanno parte i 4 consiglieri d’ateneo, lasciando tutti gli altri a bocca asciutta.

La funzione di questi fondi, sarebbe (e non a caso anche qui siamo nuovamente obbligati ad utilizzare il modo condizionale) quella di incentivare eventi culturali di varia natura: dalla presentazione di un libro, all’invitare un docente di un’ università straniera.
Di attività da fare ce ne sono a iosa, moltissime delle quali, come crisalidi che stentano a schiudersi, faticano a decollare.

Proprio da noi, in Italia. La culla della cultura e dell’arte, repubblica democratica fondata sul lavoro in cui “La legge è uguale per tutti” .
Il Bel Paese, invidiato dai più, è diventato una cloaca di controsensi ed avversità, in cui i giovani benché ricchissimi di potenziale, non vengono incoraggiati a fare, a crescere, ad espandere i loro confini culturali, ma vengono tarpate loro le ali.
Una tipica commediola all’italiana dunque, sempre caratterizzata da una sostanziale amarezza di fondo che stempera i contenuti divertenti.

Talvolta capita, che alcune associazioni decidano, o per mancanza di fondi o per ritardi nel loro arrivo, di autofinanziarsi.
È il caso dell’ AIESEC, organizzazione gestita interamente da studenti, presente in circa 110 paesi in tutto il mondo, con lo scopo di far crescere i giovani sia dal punto di vista universitario che da quello lavorativo, attraverso scambi culturali internazionali, consistenti in stage e progetti di sviluppo sociale che abbracciano varie tematiche.
Ogni appartenente paga una quota, supportato in termini economici anche dall’azienda che decide di adottarlo, ma spesso non è sufficiente.
“Quest’anno per la prima volta, forse riusciremo ad essere finanziati – sostiene il Presidente dell’ AIESEC Federico II di Napoli Alessio Esposito – . Negli anni scorsi è stato pressocchè impossibile non optare per l’autofinanziamento dati i consistenti ritardi nell’arrivo dei soldi. Avevamo enormi difficoltà a far partire qualsiasi progetto”.

La situazione come vediamo è tragica. In un momento storico in cui tutto in questa nazione va a rotoli, che si salvaguardi quantomeno la cultura. Unica e sola ancora di salvezza rimastaci.

Fratelli d’Italia, l’Italia (non) s’è desta.

di Francesca Gazia

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