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30 ottobre 2011

“W L’Italia” Il presidente Obama alla serata di Gala Italo Americana

Cosa sarebbe l’America senza gli Italiani?” é quanto ha detto il Presidente degli Stati Uniti D’America Barack Obama di fronte una platea di 2.500 italo americani alla 36sima serata di gala della National Italian American Foundation (Naif), nella International Ballromm del Washington Hilton Hotel, il 29 ottobre 2011.

Viva l’Italia, come la canzone di De Gregori, è il motto del Presidente afroamericano che più volte ha ribadito, forse per conquistarsi la minoranza italo americana in vista delle prossime elezioni presidenziali, durante la celebrazione del legame degli Stati Uniti con lo stivale.

Cosa sarebbe l’America senza l’Italia? Senza Cristoforo Colombo, Vespucci, Verazzano? E anche senza Frank Capra, Frank Sinatra e Sophia Loren, la mia favorita” !

sono alcuni dei famosi italiani citati dal presidente che hanno fatto l’America. Obama ha ribadito la sua simpatia nei nostri confronti durante quella giornata nevosa, la prima nevicata dell’autunno americano, sottolineando più volte che è proprio l’Italia ad essere il maggior alleato Usa.

Nel suo one man show, con l’estrema simpatia di sempre, Obama non fa proclami elettorali o discorsi politici, ma accenna semplicemente alle numerose difficoltà economiche dell’Europa e dell’Italia, le quali saranno affrontate nel prossimo G-20 a Cannes “per lavorare con l’Italia per prendere una serie di decisioni molto importanti per l’economia globale“.

Se giorni fà il presidente francese e Angela Merkel si sono guardati durante la domanda sul supporto economico italiano accennando delle risate, Obama (per strategia o no) ci strizza l’occhio ed esalta i nostri personaggi più illustri:

Che cosa sarebbe la politica senza il contributo di Machiavelli? Beh, qui a Washington, magari, abbiamo esagerato: abbiamo interiorizzato un pò troppo la sua lezione un pò troppo“.

Ha poi ironizzato sul suo non essere un discendente di italiani ma di avere un cognome che finisce all’italiana con una vocale, affermando che la consorte non le lascia mangiare il secondo piatto e che non sa cantare come Frankie Avalon:

Non so cucinare come le vostre nonne, l’unica cosa che posso offrire è un cognome che finisce per vocale.

Happy to see so many amici (felice di vedere così tanti amici)“.

Ha inoltre menzionato quei emigranti italiani, i tanti desiderosi del sogno americano, arrivati negli Stati Uniti nel Novecento, specie quelli del dopoguerra:

Sono venuti in cerca di un’opportunità, senza avere molto, non erano ricchi. Ma avevano un`incrollabile speranza nelle possibilità americane, nel fatto di potere essere liberi e di potercela fare se ci avessero provato.

Non è stato facile, non sempre sono stati i benvenuti“.

Ad oggi sono tanti i numerosi italiani famosi in America e Obama non ha dimenticato il sangue italiano di molte persone presenti nel governo statunitense, tra cui Leon Panetta al Pentagono e il capo della sicurezza interna Janet Napolitano.

Alla serata di Gala dell’associazione italoamericana Naif anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che ha ricevuto gli applausi degli italoamericani di Washington. Prima di ricevere il Premio Niaf Special Achievement Award in Women’s Leadership ha detto ai giornalisti :

Le riforme vanno fatte, il Paese ne ha bisogno. Capiremo velocemente se c’è la volontà di fare le riforme promesse. I mercati non reagiscono ancora bene, l’incertezza rimarrà finché non si passerà all’azione. Un motivo in più per farle“.

La Marcegaglia si è inoltre soffermata sulla meritocrazia americana, plaudendo al discorso del presidente Usa:

Dobbiamo prendere esempio dagli Stati Uniti. Le parole di Obama mi sono piaciute perché ha sottolineato come in America si cerchi sempre di premiare il merito, a differenza di quello che spesso accade nel nostro paese“.

Tra gli ospiti del Niaf anche lo stilista calabrese Santo Versace, che ha gridato lo slogan “viva l’America, viva l’Italia e viva la Calabria“. Presente alla cerimonia anche il ministro della gioventù Giorgia Meloni.

Gli italiani in America sono tanti. Non sono solamente quelli delle pellicole sul padrino. Sono anche i tanti italiani che hanno versato il sangue durante l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.
In America si sono rifugiati i nostri consaguinei per offrire ai propri figli un mondo migliore, un paese dove lavorare e costruirsi un futuro. Un pezzo dell’Italia, la nazione con beni culturali e letterari invidiati da tutto il mondo, è anche lì.

Obama ha ribadito l’amicizia con l’Italia. Noi, qui, dovremmo ribadire l’amicizia con il nostro futuro che oggi è al quanto incerto. L’Italia necessita di riforme economiche e di nuova gente che sappia scegliere il meglio, alle prossime elettorali, per se e per i propri figli.

Danilo Ruberto

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