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26 novembre 2011

Diritto allo studio ed equità sociale: per rilanciare l’Italia

Tasse elevate e in molti casi superiori a quanto si dovrebbe effettivamente pagare, borse di studio non erogate, tagli a servizi essenziali, corsi di laurea a rischio chiusura, sono solo alcune delle vicende più emblematiche e significative , dalle quali emerge un quadro a tinte fosche delle Università Italiane, ma più in generale del paese.

Il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, considerato fino a qualche tempo fa inalienabile, sembra stia diventando negli ultimi tempi, un lusso per pochi. Sempre più studenti infatti, si trovano nell’impossibilità oggettiva di poter continuare gli studi; lo testimoniano le cifre riguardanti il calo generale delle immatricolazioni e la costante crescita di studenti lavoratori.

Le famiglie italiane arrancano sul pendio scivoloso di una crisi economica e sociale preoccupante, e di conseguenza, anche i giovani che sulla famiglia poggiano, vanno incontro a gravi difficoltà.

Le prospettive di investimento in un futuro roseo, si restringono e ci si trova costretti a dover ripiegare, a rinunciare ai sogni , ad accontentarsi di pochi euro al mese, per poter quanto meno sopravvivere.

Quali sono le cause di questa situazione? Difficile e complesso dirlo, ma sicuramente ad incidere sono stati forse due fattori chiave.

Da un lato “L’egoismo sociale”, che si è espresso in quelle forze economiche, politiche e sociali che nel corso del tempo con mezzi più o meno leciti hanno accumulato ricchezze e denaro, lucrando sul sistema Italia, sulle famiglie, sui ragazzi. Sono cresciuti all’ombra del potere che li ha protetti e sostentati, li ha fatti rafforzare e crescere.

Queste forze hanno prosciugato le risorse del paese concentrando tutto nelle loro mani e si sono resi responsabili anche, di speculazioni finanziarie che hanno poi causato la crisi che stiamo vivendo. Forze che si sono manifestate anche in comportamenti indviduali di persone poste a livelli più bassi, alla base cioè del sistema sociale.

Il secondo fattore è di natura etico morale.

Sembra che dal vocabolario della collettività, ma sopratutto dai palazzi del potere, sia sparito il termine di equità sociale, valore imprescindibile per lo sviluppo di un paese.

Non si tratta solo di un concetto ideologico, di una lotta di classe, del vecchio schema operaio contro padrone.

Il recupero dell’equità sociale e delle risorse sottratte al paese da parte di quella minoranza che lo sta distruggendo, oggi è diventata un operazione di stringente necessità pratica.

Il ceto medio, gli studenti, i lavoratori del braccio e della mente, le piccole e medie imprese, L’università ,la ricerca, sono i cardini su cui ruota l’Intero sistema Italia. Sono l’ ossatura del nostro paese.

Continuare in questo gioco al massacro, in cui chi ha molto paga poco in termini di tassazione e chi ha risorse economiche esigue continua a sobbarcarsi i costi di scelte errate, significa distruggere il paese.

Dovremmo rendercene conto tutti, anche noi, che spesso nel nostro piccolo pratichiamo comportamenti contrari all’equità.

Vincenzo Amone

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