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12 novembre 2011

Iscrizioni all’università: l’anno sabbatico gusta a molti

Quanti di noi hanno deciso di intraprendere la carriera universitaria subito dopo il diploma e quanti hanno deciso di prendersi il cosiddetto “anno sabbatico” prima di iscriversi all’università ponderando al meglio tutte le occasioni che il mondo poteva offrire in quel momento?

Secondo l’indagine della fondazione RUI in collaborazione con Eurostudent dal titolo ‘’Social and economic conditions of student in life Europe – Eurostudent IV 2008 – 2011‘’ comparata in 25 paesi europei ha rilevato come il 24% dei giovani(1su4), terminata la scuola, decide di posticipare l’iscrizione all’università per cominciare subito a lavorare.
Percentuale questa che se si prende in esame la categoria degli studenti lavoratori arriva al 39% in linea con la media continentale del 40%.

Nel dettaglio possiamo sostenere che in merito ai dati rilevati dalla fondazione:

-* 13 studenti su cento iscritti sono entrati all’università con almeno due anni di interruzione dopo la conclusione degli studi secondari;
-* 11 studenti ogni cento iscritti hanno interrotto gli studi per almeno un anno.

La scelta di posticipare l’ingresso nel mondo dell’università di qualche anno è un fenomeno che non interessa solo la nostra penisola ma anche altri paesi europei con differenze più o meno notevoli.

Il nord Europa l’interruzione scolastica post diploma è una scelta molto
diffusa.
Ad esempio in Danimarca, il tasso d’iscrizione post-interruzione è pari al 38%; in Irlanda riguarda il 34% degli studenti in Finlandia ha una percentuale pari al 28% e la Norvegia segna un 24%.

Nell’Europa meridionale invece abbiamo l’effetto opposto infatti paesi come Croazia, Romania, Lituania e Repubblica Ceca registrano tassi d’iscrizione senza interruzione che arrivano a sfiorare il 90% .

La stima di coloro che invece decidono di iscriversi dopo una breve interruzione nei paesi dell’Europa meridionale è pari al 2% in Croazia, al 3% in Francia e al 4% in Spagna. L’Italia, invece, si ritrova insieme alla Germania, l’Austria, e la Svizzera con una percentuale pari 15%.

Purtroppo la scelta di iscriversi all’università in ritardo specialmente per il nostro paese comporta un ritardo a livello europeo in quanto chi torna a studiare a 25 anni ha maggiori difficoltà rispetto ai colleghi europei nel rendersi autonomo dalla famiglia di origine.

Secondo l’indagine, infatti, all’estero sono presenti studenti che nella fascia 25-29 anni vivono fuori dalla loro famiglia di origine, già con partner o figli con percentuali più o meno alte (in Austria il 36% di questa classe d’età, il 32% in Olanda, il 41% in Romania, il 47% in Svezia e il 30% in Slovenia).

Questi studenti, purtroppo, si dimostrano assai più precoci degli italiani, che inevitabilmente riescono ad acquisire gradi di autonomia dal punto di vista economico molto più tardi e questo ritardo si ripercuoterà su tutte le principali scelte di vita.

Dora Della Sala

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