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3 novembre 2011

Quando la notte, un film di Cristina Comencini

Nel 2009 Cristina Comencini pubblica il suo ultimo romanzo “Quando la notte”.

E’ la storia di Marina, giovane mamma incapace di vivere il suo rapporto con il figlio piccolo.

“Un libro carico di una tensione che non si placa mai, come in certi amori che fanno male” – afferma Daria Bignardi a proposito dell’opera della Comencini.

Un buon romanzo dunque, tradito dalla trasposizione cinematografica che ne fa la stessa autrice.

Un avvio promettente, quello che vede protagonista Claudia Pandolfi nei panni di Marina, da poco trasferitasi in montagna per trascorrere un mese in compagnia di Marco, il figlio piccolo.

La casa in cui alloggia è situata fuori dal paese ed è di proprietà del solitario e cupo Manfred (Filippo Timi), guida alpina.

Un incontro casuale dunque, che stravolgerà le vite di entrambi i protagonisti.

Due storie che si incontrano, si intersecano per poi sovrapporsi.

Marco piange e Marina, esausta da notti insonni, in preda ad un attacco di nervi, lo scaraventa a terra causandogli una ferita alla testa.

E’ Manfred a soccorrerlo. Da quel momento ha inizio una sorta di indagine reciproca: Marina e Manfred si portano dentro delle ferite che cercano inutilmente di nascondere anche a se stessi.

Da una parte c’è una madre incapace di accettare il suo ruolo; dall’altra un uomo che non riesce a sanare il tragico vuoto dell’abbandono.

Uno scrutarsi reciproco di due solitudini esistenziali che va via via dissolvendosi. La maternità, tutte le crisi che comporta, le piaghe insanabili che l’abbandono incide nella carne di chi lo ha subìto, il ricco patrimonio narrativo, tutto va pian piano sfumandosi, perde di spessore, lasciando nello spettatore la sensazione di un’occasione persa.

Un film quasi tutto al femminile dove la regista intende mettere a fuoco le molteplici sfaccettature della maternità. Una sfida riuscita in parte, perché, inutile nasconderlo, il film ci consegna un finale insipido, che non appaga in pieno, che quasi resta in sospeso.

Un Filippo Timi e una Claudia Pandolfi intraprendenti, come sempre, ma che assieme al film perdono un po’ di carattere, di tono.

Il film finisce e lo spettatore esce dalla sala senza sapere se il film gli è in realtà piaciuto o meno.

Margherita Teodori

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