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25 novembre 2011

Unione corale su Facebook per la “tragedia del Longano”

Barcellona Pozzo di Gotto, un paesino di 65 mila persone in provincia di Messina, vive momenti di panico. Una città ridente, che nel suo piccolo, non vive solo di “mafia”, argomento per cui è tristemente conosciuta.

Un fiume, il Longano, sempre stato silente, vuoto, scarno, quasi troppo spesso scambiato per una discarica, che dopo trent’anni scatena la sua ira violenta. Travolge tutto, strade, piazze, attività commerciali, una città intera messa in ginocchio dalla furia inarrstabile dell’acqua. Quella stessa acqua che ha ispirato illustri pittori e poeti.

Parliamo di un paesino piccolo, ma che ha scatenato un movimento culturale di dimensioni nazionali. Lo straripamento di un fiume, sembra un evento di routine. Non fa paura, non fa notizia, crea isolamento. Lo stesso isolamento che stanno vivendo bambini, anziani, gente comune… che ha perso tutto, un lavoro, una casa, ma per fortuna mai la forza di lottare e scavare, con quelle mani che tengono una penna in mano e hanno ancora il piacere di coltivare il proprio cibo.

Una terra dilaniata quella siciliana, come quella calabrese e come molte altre del Nord lo furono per altri eventi naturali. Ma questa volta qualcosa è diverso. Le uniche notizie che vengono date inizialmente, di un paese completamente travolto dal fango, sono su Facebook.

Nessuna news sulle testate nazionali, ma ogni cittadino prende la parola e si ribella contro quella che può essere definita “l’omertà dell’informazione”. L’universitario diventa reporter e i siciliani fanno una vera e propria rivoluzione sul web, unico spazio libero rimasto. La maggior parte dei giornali più importanti, mentre di fronte ai nostri occhi si consuma una tragedia, trattano instancabilmente solo di politica.

Poi via via immagini, video, appelli nascono da Facebook come funghi e creano un’unione nazionale, che questo stesso Paese ci ha negato.
Come mai la guardia forestale arriva il giorno dopo di una situazione critica? Perché i giornali creano solo allarmismo e non informazione? Perché non c’è un unione culturale in questo paese? Queste domande se le pongono studenti del sud e studenti del nord accomunati dalla stessa vicenda: la tragedia.

Di chi è la colpa dello straripamento di un fiume che piega una città in due? Della natura? Dei cittadini? Di chi governa? Di chi? Perché tutti non hanno colpa? perché devono esserci mille Giampilieri, mille Aquila… prima che si adattino le giuste precauzioni?

I ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti organizzano raccolte di generi alimentari e di prima necessità per persone e animali colpiti dall’alluvione a Barcellona e Saponara. Si formano gruppi di studenti fuorisede che organizzano “macchinate” per arrivare nella propria terra per aiutare i propri concittadini, per ricostruire quei posti che rimarranno solo un ricordo della loro vita.

Alessandra Calapà

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