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12 dicembre 2011

“Il Gatto con gli Stivali” in 3D: tenerosamente, fiabescamente, comicamente felino ma…

“Il Gatto con gli Stivali” in 3D: tenerosamente, fiabescamente, comicamente felino ma…
Dal 16 Dicembre 2011 in sala!Basterà un semplice “miao” per affascinarvi, intenerirvi e sedurvi con una graffiante risata intrisa di un fascino impetuosamente spagnoleggiante.
Il Gatto con gli Stivali appena nato è già una leggenda, una storia fiabesca che la Dreamworks SKG trasforma in una realtà munita di artigli animati e musetti pelosi, che commuove con i suoi strabilianti occhioni dolci e ruba il cuore alle micie più accattivanti.

Il regno della storia è quello della fiaba pre-Shrek descritto a ritmo di flamenco. Ci troviamo, dunque, nel tempo in cui il «c’era una volta» non era ancora stato violentemente distrutto dall’orco rozzo e brutale arrivato a sostituire i principi azzurri del Rinascimento Disney. Ciò nonostante, il Gatto/Banderas è un personaggio a tutto tondo, in 3D anche senza bisogno degli occhialini, con il suo trauma passato e le sue aspirazioni future, con un’amicizia e un amore da costruire e ricostruire. Il tutto con calma, con i giusti tempi per far lappare al protagonista il suo latte nei vari saloon o per mostrarci la sua infanzia, il suo passato, quando era un micetto ancora più tenero e dolce ma già incontenibile.

Valori saldi e buon ritmo, comicità effervescente, simpatia graffiante, occhioni teneri e spada in mano Il Gatto con gli Stivali è un personaggio perfetto, ben meritevole di un film interamente dedicato alla sua fama. Antonio Banderas, inoltre, sembra essere nato per la parte. Il suo vocione, usato abilmente, genera continui fendenti che suscitano un’ilarità spontanea, anche e soprattutto perchè in contrapposizione con il visino dolce del gatto.

Questa la trama del film:
La storia di Gatto è quella di un’amicizia infranta e tradita a causa della quale il povero micio è ricercato dalle guardie della sua città d’adozione. Gatto incontra di nuovo il suo losco amico, l’uovo Humpty Dumpty, dopo sette anni (che per gli umani sono quasi 35), che in compagnia della misteriosa Kitty cerca di realizzare il sogno di una vita rubando i fagioli magici a Jack e Jill, due terribili figuri che si aggirano nel deserto alla ricerca del luogo giusto per piantare i legumi miracolosi e raggiungere l’Oca d’Oro.

La storia, purtroppo, non sempre è irresistibile, il confine tra fiaba (nella definizione classica proppiana) e parodia del dopo Shrek appare troppo sottile. Si scherza o si fa sul serio? Siamo in un regno magico oppure no? L’ambiguità da un lato toglie magia e dall’altro smorza la parodia che, inutile negarlo, non è sicuramente forte tanto quanto in Shrek.

Oltre a ciò, personaggi quali Humpty, Kitty, Jack e Jill, non riescono a tenere il passo del super micio matador e si caratterizzano come una cornice scarna per un quadro che però, difatti, è senz’altro ammirevole. Il lavoro attoriale è rimarcabile ma alle spalle non vi è una storia fiabesca succulenta come quella che caratterizzava le “spalle” di Shrek. L’uovo parlante dinanzi a orchi, principesse e principi azzurri non può che trasformarsi in un semplice guscio senza tuorlo.

Forse manca un vero e proprio antagonista a questa storia in cui, a ben guardare, sono tutti buoni. Manca una vera femme fatale dato che Kitty, al di fuori delle apparenze, non ci mette molto a crollare di fronte a Gatto e a subire il suo fascino. Manca un conflitto ben marcato, forte, evidente, incolmabile. Nessuno perde e, di conseguenza, nessuno vince davvero.

Ciò nonostante le risate arrivano e la tenerezza, le scene di azione, la straordinaria animazione (sono al limite del possibile alcune sequenze di frenetiche danze sui tetti con i manti pelosi che si spiegano al vento seguendo il flamenco), un buon 3D e un eccezionale Antonio Banderas valgono il prezzo del biglietto. Per il futuro, però, per un possibile sequel (che mi sento sicuramente di augurare alla Dreamworks dato il lavoro profuso nella pellicola), spero in un un antro più scuro da illuminare e in compagni più frizzanti e celebri ad attorniare questo micione che, di base, è semplicemente perfetto e irresistibile nel suo connubio di semplicità, dolcezza e pelosa comicità.

Solo così avremo un più completo e definitivo “E vissero tutti felici e contenti”.

Tommaso Ceruso

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