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19 dicembre 2011

Il Presidente al teatro Elicantropo

Ritorna in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, giovedì 22 dicembre 2011 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 8 gennaio 2012), Il Presidente di Thomas Bernhard, l’originale ed apprezzata creazione artistica del regista Carlo Cerciello.
Presentato da Teatro Elicantropo Anonima Romanzi in collaborazione con Le Nuvole Teatro Stabile di Innovazione di Napoli, la messa in scena si avvale dell’interpretazione di Paolo Coletta, Imma Villa, Paola Boccanfuso, Cecilia Lupoli. Le scene sono a cura di Roberto Crea, i costumi di Daniela Ciancio, le luci di Cesare Accetta.

Il Presidente, scritto nel 1975, ha sullo sfondo i fatti della Baader Meinhoff e il processo alla banda anarchica in corso in quegli anni, e fa parte delle commedie politiche scritte dal grande autore austriaco.
Il testo descrive la Moglie del Presidente, che, mentre si prepara per i funerali di Stato alla scorta del Presidente stesso, scampato miracolosamente all’attentato, piange il suo cane, morto di crepacuore per lo spavento nel corso dell’attentato stesso. La donna dà luogo a una logorrea dissociata, cui fa da sfondo l’andirivieni di una governante, maltrattata, schiavizzata e costretta ad ascoltare.

Il Presidente, a sua volta, in vacanza in un Portogallo a regime dittatoriale, si esibisce in un narcisistico sproloquio alla sua attrice – amante.
L’allestimento mette, dunque, in scena, la tragicommedia del potere, la fine nel politico di ogni forma morale. Un testo particolarmente lucido, spietato e contemporaneo sul potere, un affresco sul cinismo, ma anche sul vuoto pneumatico, sull’inutilità, sull’egolatria, di cui il potere stesso si nutre e si circonda.
“Soffia nei corridoi nostri contemporanei – evidenzia il regista – il vento freddo e mortale di un potere senza scrupoli e non ci sono oppositori di rilievo all’orizzonte, tanto da far apparire quasi romantico il gruppo anarchico della Baader Meinhoff, che imperversava negli anni 70 in Germania. Per questo mi piace concludere, sul finale della morte del Presidente, fine cui ogni potere è comunque destinato, con le parole di Ulrike Meinhoff, monito tremendamente contemporaneo e lucido al potere e all’etica maschilista imperante in questo XXI° secolo”.
Tanto la Moglie del Presidente, quanto il Presidente stesso, sono ingabbiati nella loro fissità, non agiscono, sono vittime del loro stesso linguaggio, che li ossessiona e ne stigmatizza, al tempo stesso, l’inutilità e la sconfitta.

Il potere si autocorrode, implode su se stesso. Disumanizzato, disumanizza, plagia, corrompe, invade, devasta, ma poi crolla sotto il suo stesso peso, marcisce dentro il suo stesso marciume.

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