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28 dicembre 2011

Neppure una “sosta” natalizia per l’azione del governo

L’approvazione di una manovra nel governo italiano è la realtà con cui oggi ci si trova a fare i conti e che lascia perplessi per l’incisività che si teme derivi dalle misure che l’esecutivo prenderà nei prossimi mesi.

Il testo definitivo del provvedimento è stato firmato dal presidente Napolitano dopo il consenso del Senato e le conseguenze di esso sono riassumibili in una parola: “tasse”.
L’effetto di queste sulle famiglie assumerà risvolti inaspettati ma, senza dubbio, tutt’altro che positivi in quanto ad essere colpiti prioritariamente saranno case ed automobili, i due beni forse più cari per gli italiani.

In particolare, l’Imu, ossia l’imposta municipale unica che dal 2012 sostituirà l’Ici, si applicherà anche sulla prima casa e le rendite catastali, cioè la base imponibile su cui si calcolerà la suddetta imposta, aumenteranno per le abitazioni del 60%.
Alcune misure, come l’aumento delle accise su benzina e gasolio -che giungerà a sottrarre in media tredici euro in più per un pieno- sono già in vigore.

C’è chi, come Pier Ferdinando Casini, parla di assecondare il premier senza subordinare una valutazione positiva dell’azione del governo a richieste o senza riconnettere ad essa proteste.
Al contrario, maggiori garanzie sono chieste dal leader della Uil, Luigi Angeletti, e neppure nelle intenzioni del leader della Cgil Susanna Camusso -che anzi afferma “se il governo pensa di aver chiuso il capitolo pensioni si sbaglia di grosso”- si intravede quella di deporre “l’ascia di guerra”.

Oltre al fisco, infatti, l’altro fondamentale pilastro su cui si regge l’architettura di questa manovra è costituito dai cambiamenti che il mondo del lavoro è destinato a subire: è introdotto il metodo contributivo per tutti e viene accelerata l’equiparazione dell’età della pensione delle donne a quella degli uomini: dal 2018 sarà di 66 anni. Inoltre, è prevista una stretta sulle pensioni di anzianità: saranno richiesti almeno 42 anni di contributi e chi lascerà prima sarà penalizzato con il 2% in meno del trattamento ogni anno.

La ricerca di un equilibrio, dunque, non sembra facile e cancellare il deficit è una necessità che emerge non solo in Italia : le economie europee mirano ad un rilancio e grazie alla manovra, di tipo esclusivamente finanziario, messa a punto dal presidente della Bce (Banca Centrale Europea) Mario Draghi, sembra possa residuare un filo di speranza, prima assente, almeno in relazione a questo obiettivo.

Il finanziamento delle banche della zona euro ha costituito, infatti, il fulcro di tale progetto: per tre anni, e non per qualche mese soltanto, ad esse sono stati prestati miliardi di euro ad un tasso quasi irrisorio; ciò ha consentito rapidamente un recupero della Borsa Italiana, come anche delle altre Borse europee.

Il costo della vita, comunque, è in crescita a causa delle nuove imposte che travolgono, peraltro, anche correnti bancari, polizze assicurative, tabacco, rifiuti, servizi comunali. Di grande impatto per i contribuenti è, poi, la voce relativa all’Irpef: l’aliquota di base dell’addizionale Irpef regionale viene infatti innalzata dallo 0,9 all’1,23%, allo scopo di finanziare la crescita della spesa sanitaria.

La tabella di marcia ideata da Monti si sostanzia, poi, in misure per far ripartire l’Università e la Ricerca, una riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni per esempio in ordine agli orari di apertura degli esercizi commerciali senza vincoli per tutti i comuni; di queste, in particolare, non sono gli aspetti settoriali ad esser privilegiati bensì sono prese in considerazione ampie tematiche quali energia, trasporti, servizi pubblici locali.

Di preminente interesse è la questione dei colloqui a Palazzo Chigi: è singolare – come sottolinea Di Pietro – che colui che è a capo di un governo tecnico incontri i leader dei partiti; la sua critica si spinge fino alla necessità che sia lasciata ai cittadini, mediante il voto, la scelta su chi deve governare.

Il più recente tassello aggiunto alla già abbastanza movimentata scena, infine, è costituito dal “decreto mille proroghe” –un pacchetto la cui denominazione in una nota di Palazzo Chigi è stata qualificata impropria per l’esiguo numero di quelle approvate- la cui pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe giungere già entro la fine del 2011 ma che turba fin da ora gli animi degli stessi sindacati tanto quanto ha l’effetto di ricoprire di un più marcato realismo l’ottimistica iniziale visione del presidente del Consiglio in ordine al superamento vittorioso della crisi.

Roberta Nardi

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