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21 dicembre 2011

No al Prestito d’Onore per le Università

Andrea Ichino (docente di Economia politica all’Università di Bologna) e Daniele Terlizzese (Direttore dell’Istituto Einaudi per l’economia e la finanza) affrontano il problema della contribuzione degli studenti al finanziamento dell’università italiana, ma sradicando uno a uno i vari punti cardiniIl vero problema dell’università italiana è il “sotto finanziamento”, che non permette chiaramente di offrire formazione di qualità all’interno e di essere competitiva nel mercato internazionale della docenza.

Il 20% è l’attuale contribuzione studentesca secondo il tetto legislativo, questa percentuale azzera la possibilità di competizione tra atenei.

L’attuale meccanismo di finanziamento è infatti regressivo, perché fa pagare ai più poveri il finanziamento dell’università dei ricchi.

Ma un innalzamento significativo delle tasse universitarie, finanziato tramite indebitamento è da evitare nel nostro paese. Come verrebbe considerata un’iscrizione all’università se costasse quanto metà anno di lavoro?

Nel Regno Unito, ad esempio, le tasse universitarie aumenteranno nel 2012 di 6mila sterline, con un’estensione dei prestiti restituibili successivamente all’entrata sul mercato del lavoro. E’ prevista dopo questa attuazione una riduzione delle iscrizioni di circa il 15%.

Mentre negli Stati Uniti i prestiti devono essere restituiti incondizionatamente, questo secondo i due studiosi è il metodo migliore per limitare l’effetto negativo dell’avversioe al rischio sulle iscrizioni.

E’ chiaro che l’investimento nell’istruzione universitaria sia incerto per quanto riguarda: titoli conseguiti, redditi futuri e soprattutto improbabilità d’impiego attinente al percorso di studi scelti.

In questa prospettiva, risulta difficile pensare che gli studenti possano prendere a prestito denaro per studiare. Inoltre nel nostro paese chi è laureato percepisce in più di un diplomato solo il 5-6%.

Le tasse universitarie per arrivare a un 20% del totale delle proprie entrate dovrebbero quasi raddoppiare.

Come finirà? Quali saranno le nuove riforme? Speriamo solo che l’aumento delle tasse sia moderato e generalizzato per evitare che, l’unica cosa positiva del 3+2 di avere un accesso generalizzato alle università, non svanisca nel nulla.

Alessandra Calapà

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