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20 dicembre 2011

Non togliete i libri alle donne

Un illuminato articolo di Libero di qualche settimana fa suggeriva, per favorire l’incremento demografico, e limitare l’immigrazione in Italia, per un principio di causa-effetto molto vago, di togliere i libri alle donne. Sembrerebbe infatti, a leggere i dati dell’illuminato pezzo di Camillo Langone che i paesi con una più alta percentuale di donne istruite siano quelli con il più scarso aumento di natalità.

Nello specifico secondo La Harvard Kennedy School of Government «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».
Spulciando tra le pagine del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) si scoprono diversi dati interessanti.

Le donne che proseguono gli studi dopo aver frequentato gli istituti superiori sono il 68% contro il 57,5% degli uomini, tra l’altro il dato è in aumento negli ultimi anni, sono anche in numero maggiore a conseguire una Laurea, ben il 58% dei laureati nel 2009 sono donne, il 51,9% delle quali consegue il titolo entro i 25 anni contro il 36,7% dei colleghi uomini, la media OCSE rispecchia il trend italiano. Senza considerare le scuole di specializzazione dove il distacco è ancora più netto.

Insomma le donne prevalgono, stando ai numeri, all’interno del mondo accademico, e privarle dell’istruzione, nella quale hanno il predominio anche quando la situazione si ribalta e ad istruire sono loro, più del 90% degli iscritti nelle aree disciplinari preposte all’insegnamento sono infatti donne, significherebbe probabilmente privarci di una marcia in più, dalla quale il nostro paese non può prescindere.

Probabilmente per risolvere il problema dell’incremento demografico basterebbe che venisse rispettata la legge, ed in particolare la L.N. n.1207 del 30 Dicembre 1971 che tutela i diritti delle donne in caso di gravidanza durante tutto il periodo di gestazione, imponendone il divieto di licenziamento salvo alcune eccezioni, ma se ciò non si verifica, come spesso accade in Italia a causa di mancanza di contratti regolari di lavoro, si potrebbe istituire una nuova figura: il “mammo”o “casalingo” dedito alla cura delle faccende domestiche, all’andamento familiare e attento alla crescita del neonato, mentre la mamma, laureata più in fretta e con risultati migliori si dedica alla carriera.

Andrea Schiraldi

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