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7 dicembre 2011

STRANIIERI. Da sud a nord. La nostra storia parte da qui.

Tra il 1950 e il 1970 milioni di contadini del sud abbandonano le campagne per spostarsi nelle grandi città del Nord. Torino è una di queste.

L’idea del regista e ideatore dello spettacolo, Simone Schinocca parte da qui, dalla volontà di dare una voce a tutte quelle valigie che negli anni del dopo guerra hanno viaggiato da sud a nord in cerca di prospettive migliori.

E’ la storia di Maria (Valentina Aicardi) e di chi, come lei, decide di raccogliere il fagotto e di mettersi in viaggio sull’ancora esistente treno del sole.

Straniieri: questo il titolo dello spettacolo che ripercorre con ironia e commozione tutte le tappe di un lungo viaggio. La decisione della partenza, l’interminabile tragitto, l’arrivo, l’ambientazione, il lavoro, la fabbrica, la casa nuova, le prospettive future e il primo rientro tra le campagne che hanno abitato la fanciullezza.

Il regista sceglie di raccontarci tutto questo attraverso un susseguirsi di quadri, di immagini che pian piano sfumano e si mescolano nel loro passaggio, al centro del quale c’è la valigia.

Con sottile spessore gli attori si muovono dentro i quadri, li animano, li vivono.

E allora c’è la piccola realtà di paese, dove le chiacchiere si sprecano, c’è il treno, il viaggio, l’attesa, la speranza del cambiamento, lo smarrimento nella nuova grande città.
C’è la fabbrica, la Fiat, di cui “non posso parlar male perché mi ha dato una casa”, ci sono gli orari strazianti, le condizioni di lavoro disumane e l’alienante meccanismo di catena.

Ci sono le feste, i brevi momenti di gioia in cui si scherza, si balla, si beve e si sta in compagnia.
C’è il primo ritorno a casa, la festa del paese, la banda, i parenti ai quali mostrare il cappotto nuovo.

Ci sono tante storie, che perfettamente, quasi a comporre un puzzle, si incontrano, si incastonano e sfumano per lasciare spazio ad altre. Tante valigie dunque, cariche di sacrificio e dolore, di coraggio e di umanità.

Uno spettacolo a tratti ironico, mai eccessivo nella forma, mai banale, neppure quando si tratta di raccontare gli immortali clichè che raccontano la freddezza della gente del nord e la spavalderia di quella del sud.

Quello che viene messo in scena non è altro che la nascita del mito dell’Italia del nord: la fabbrica, lo stipendio a fine mese, il gabinetto in casa, i figli a scuola.
Ma poi c’è l’altra faccia della medaglia. Sì, perché il nord Italia non è l’America, e dietro lo stipendio sicuro si nascondono lancinanti turni lavorativi, dietro le persone posate e ben vestite, si nascondono sorrisi seri e freddi.

La corda che continuamente viene fatta vibrare è quella del cuore, la nostalgia di casa, delle campagne, della caciara meridionale e della nonna che ancora balla arzilla alla festa di San Nicola.

Scorrono a velocità incredibile i venti anni successivi, i primi traguardi, il benessere economico, i figli e la loro possibilità di crescita. Il tempo scorre inesorabile traguardo dopo traguardo e fatica dopo fatica. Tutto trova finalmente la giusta collocazione, il lieto fine c’è, ma come a rovinare la festa, l’andamento naturale e reale della vita torna a farci camminare coi piedi per terra ed è di nuovo buio.

PREZZI BIGLIETTI:
Intero – euro 20.00
Ridotto – euro 15.00

ORARI SPETTACOLI:
mar-sab ore 21.00
dom ore 18.00

Margherita Teodori

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