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27 gennaio 2012

Dopo gli squali, anche le mante si stanno estinguendo

Dopo gli squali, anche le mante sono entrate a far parte della categoria dei grandi pesci in via di estinzione. Lo afferma un rapporto dell’Ong Shark Savers, secondo cui le mante stanno diminuendo a causa dell’uso sempre più diffuso delle loro branchie in medicina cinese, per curare l’infertilità e alcuni tipi di cancro.

Secondo il documento il mercato delle branchie, concentrato in alcune regioni cinesi, vale 11 milioni di dollari l’anno e nel mare di Cortez la manta è praticamente scomparsa.

La manta è una nomade del blu: uno dei più grandi pesci pelagici. Stiamo parlando di uno smisurato pesce cartilagineo, superato in lunghezza solo dallo squalo balena e dal cetorino, che non si alimenta sul fondo, come fanno tanti altri pesci dal corpo appiattito, ma si muove alla ricerca di cibo presso la superficie.

La manta è uno degli animali più svantaggiati e meno equipaggiati nella lotta contro la pressione della pesca, perchè impiega 10 anni a raggiungere la maturità sessuale e una femmina partorisce un singolo piccolo ogni due o tre anni. Anche se le branchie hanno un valore, il loro commercio deruba le economie e l’ambiente di una delle creature più carismatiche dell’oceano e ogni esemplare può far guadagnare un milione di dollari l’anno grazie all’ecoturismo.

Molto interessante è capire l’origine del suo nome: “manta”. La manta deve il suo nome al caratteristico aspetto del corpo, simile ad un grande scialle o mantello, una coperta ondeggiante nel nuoto. Il nome venne dato dai navigatori spagnoli quando incontrarono per la prima volta le mante nei mari tropicali durante i grandi viaggi di esplorazione del sedicesimo secolo. Manta, in castigliano, significa coperta. Infatti, vista dal ponte di una nave, mentre nuota sotto la superficie del mare, la manta sembra proprio una grande coperta scura alla deriva, mentre vista da sotto appare come un gigantesco fantasma tutto bianco. Viene chiamata anche diavolo di mare, pesce diavolo, vacca marina o razza cornuta per via delle lunghe appendici carnose ai lati della testa che sembrano due corna (i lobi cefalici).

Non ci crederete ma le pacifiche mante per le loro dimensioni sono state oggetto di strane e terrificanti leggende. Questo elegantissimo pesce cartilagineo, infatti, è leggendariamente temuto dagli indigeni di numerose regioni tropicali per le colossali dimensioni e l’aspetto inquietante. Se ne parla, infatti, come di un mostro insidioso, che negli antichi miti tramandati dai popoli dell’Oceania tenderebbe un abbraccio mortale ai pescatori di perle, ma che in realtà è solo un inoffensivo gigante.

Un tempo si riteneva che le mante potessero attaccarsi con le appendici cefaliche alle catene delle ancore, esercitando poi una trazione così forte da strapparle, si diceva anche che se si aggrappavano ad un cavo pendente dal bordo, potevano trascinare a rimorchio una nave di grandi dimensioni. Erano dunque considerate creature maligne, feroci e diaboliche.

Cara manta, se solo tu potessi parlare, se solo tu potessi fare qualcosa, se solo tu potessi ribellarti, ma… sei solo una manta, purtroppo.

Giampaolo Felli

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