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12 gennaio 2012

Giovanni Tizian, il giornalista minacciato dalla mafia vive sotto scorta

Giovanni Tizian è un giornalista freelance che collabora con la “Gazzetta di Modena”, il sito internet Linkiesta e Narcomafie, la rivista del gruppo Abele di don Luigi Ciotti. Per le sue inchieste e il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata è stato più volte minacciato dalla mafia. Dal 22 dicembre è costretto a vivere sotto scorta.

I clan si sono interessati direttamente a lui e la magistratura ha deciso di assegnargli una guardia che lo segue tutti i giorni in tutti i suoi spostamenti. La sua vita è cambiata e ogni cosa che faceva, ogni attività che svolgeva non sarà più la stessa, un prezzo molto pesante da pagare per un 29enne che ha cercato di raccontare solo la verità, ed è proprio per questo che oggi ancora più di prima si dovrà parlare di lui e delle sue inchieste, per non lasciarlo solo e per non rendere vano il suo lavoro.
Nel mirino delle cosche sarebbero state alcune inchieste sulla criminalità organizzata radicata nel settentrione e alcuni articoli comparsi sulla testata modenese riguardanti gli affari dei clan sul territorio nazionale e provinciale, diretta e naturale evoluzione della sua tesi di laurea in Criminologia centrata sulle ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta.

Tizian, lo scorso dicembre, ha pubblicato inoltre un libro sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia del nord dal titolo “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”: 300 pagine in cui il giornalista fa un ritratto con nomi, documenti e percorsi delle famiglie mafiose che si sono stabilmente instaurate nel ricco nord, per dimostrare come le maggiori organizzazioni criminali del paese abbiano scelto il settentrione d’Italia (in particolare Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria e Lombardia, territori che fino a non molto tempo fa erano considerati immuni al fenomeno mafioso) per fare affari con i proventi della droga, delle estorsioni, del pizzo e del gioco d’azzardo. Un’infiltrazione che è ormai divenuta radicamento, visto che continua dagli anni settanta e ottanta.

Un percorso da sud a nord che anche Tizian molto tempo fa ha percorso. Di origine calabrese, è arrivato a Modena all’età di 12 anni, per sfuggire a quel sistema criminale e mafioso che prima aveva incendiato la fabbrica del nonno e poi ammazzato suo padre Giuseppe, funzionario della banca Monte dei Paschi di Siena a Locri, a soli 36 nell’ 89 per mano della ‘ndrangheta. L’omicidio di Giuseppe Tizian è tuttora senza colpevoli accertati.

La sua battaglia per la verità e contro le mafie lo ha portato ad avvicinarsi anche a quel mondo della società civile e dell’associazionismo che combatte tutti i giorni contro il potere delle organizzazioni criminali. Quell’attivismo serio, quelle inchieste scomode ai clan che non vogliono che si scoperchi quel calderone fatto di collusioni ed interessi e che coinvolge il mondo politico ed imprenditoriale. Ma Tizian continuerà a fare il suo lavoro come ha fatto fino ad oggi con la forza di volontà di sempre.

A Modena, arrivano le prime manifestazioni di solidarietà, da Sel, Cisl e dal presidente della Provincia, Emilio Sabattini. “Sono sicuro di riuscire a trovare il modo di continuare a fare il mio lavoro – spiega Tizian – non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell’utilità sociale di questo mestiere“.


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