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23 gennaio 2012

I cervelli in Italia? Sono in via d’estinzione!

I cervelli? Tutti pensano che siano in fuga all’estero, la verità è che sono in via di estinzione.

In Italia, nel 2010, il 45,2 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni di età ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza di scuola media.
I dati sono stati diffusi dall’Istat nell’ambito di “Noi Italia”, dossier, ripreso dal Corriere del Mezzogiorno, che si propone di offrire un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici ed ambientali della nostra Penisola, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.

Il target fissato dalla Commissione Europea guidata da Manuel Barroso è decisamente complicato da raggiungere: almeno il 40% dei giovani nella fascia d’età tra 30-34 anni, dovranno possedere un titolo di studio universitario o equivalente.
Nella graduatoria dell’Unione Europea, l’Italia occupa la quarta peggiore posizione, dopo Spagna, Portogallo e Malta e mostra un valore ben al di sopra della media Ue (27,3 per cento). Gli scarti tra paesi sono comunque elevati andando da oltre il 70 per cento di popolazione meno istruita a Malta ad appena l’8 in Lituania.

Molti paesi dell’Est Europa si distinguono per bassi valori dell’indicatore, segnalando quindi un grado di istruzione mediamente più elevato, mentre valori più alti si rilevano nei paesi dell’area mediterranea. Una performance nettamente migliore di quella media si osserva in Germania (14,2); mentre Francia e Regno Unito mostrano valori rispettivamente di poco superiori e di poco inferiori a quello medio.

L’istruzione e la formazione degli adulti sono oggetto di monitoraggio anche nella strategia delle politiche regionali del nuovo ciclo di programmazione 2007-2013. Nel 2010, la provincia autonoma di Trento e il Lazio presentano i valori più bassi dell’indicatore e il Centro nel suo complesso è la ripartizione con il valore più basso dell’indicatore (39,4 per cento). Nel Nord, solo la Valle d’Aosta (49,7 per cento) e la provincia autonoma di Bolzano (48,5) presentano valori superiori della media nazionale.

Maglia nera per la Puglia (55,9 per cento), la Sardegna (54,9), la Campania (54,1) e la Sicilia (53,9). Nel Mezzogiorno, solo in Abruzzo l’indicatore risulta inferiore alla media italiana. Dal 2004 al 2010 l’indicatore mostra un miglioramento in ogni ambito territoriale, anche se con diverse velocità. La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni con bassi livelli di istruzione diminuisce di 4,8 punti percentuali nel Mezzogiorno e quasi del doppio nel Nord-est (-9,3 per cento).

Nuovo primato negativo del “Not in education, employment or training” per Campania, Calabria e Sicilia. Il NEET considera I giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Nel 2010, in Italia, più di 2 milioni di giovani (il 22,1 % della popolazione tra i 15 e i 29 anni)risulta fuori dal circuito formativo e lavorativo. La quota dei Neet è più elevata tra le donne (24,9%) rispetto a quella degli uomini (19,3%). La Campania è quella che sta messa peggio: 34,3% il risconto medio, che cresce al 37,5% tra le donne.

Seguono Calabria e Sicilia con un Neet che supera il 30 per cento. Poi Puglia e Basilicata con valori intorno al 28 per cento. Dati di molto superiori alla media europea (15,3 per cento). L’incidenza è significativamente più alta rispetto ai principali paesi europei quali la Germania (10,7 per cento), il Regno Unito, la Francia (entrambi 14,6 per cento) e simile a quella della Spagna (che con il 20, 4 per cento si colloca al quint’ultimo posto nella classifica continentale).

Tedeschi Giuseppina

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