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Il giorno della memoria o il giorno delle storie?

Redazione Controcampus 27 Gennaio 2012
R. C.
18/05/2022

Il giorno della memoria è il giorno in cui milioni di storie riaffiorano alla superficie.



Solo ascoltandole possiamo immergerci in quello che è stato.

Lo chiamano il giorno della memoria perché tutti possano ricordare, ma per quelli che hanno vissuto la tragedia degli olocausti il ricordo è un pugno nello stomaco.

Ricordare le ossa smunte dalla fame, la follia di un odio profondo verso un diverso, la follia di un odio talmente radicato che più che verso gli altri sembra rivolto a se stessi per quanto è capace di divorare l’animo umano.

Eccolo presentato l’odio antisemita che ha investito tutta l’Europa nella prima metà del XX° secolo. Stretti dalla morsa di una crisi economica, supportati dalle nuove scoperte darwiniane sull’evoluzione della specie riadattate alla società, disorientati da una forte instabilità politica, con sguardi avidi e invidiosi masse di uomini hanno deciso di seguire il sogno di una purificazione sociale presentato da intellettuali, scienziati e politici.

La vera tragedia da ricordare è che una razza, quella umana, ha svenduto la sua umanità. E neanche al miglior offerente.

Milioni di storie si intrecciano, si snodano e si slacciano intorno a quegli anni bui, come corpi coinvolti in una danza mortale.
Milioni di storie si accavallano come sussurri in una chiesa affollata.

Uno di questi sussurri è diventata voce alta e chiara dieci giorni fa, il 17 gennaio, a Castellammare di Stabia (NA) nella Parrocchia di S. Antonio di Padova in occasione della “Giornata per il dialogo ebraico – cristiano”.

Davanti ad un gremito gruppo di persone d’ogni età tra cui molti giovani, la signora Alberta Levi Temin, ebrea di 92 anni, ha voluto raccontare la sua storia, per non ottenere nulla se non uno spazio nella nostra memoria per quanto accaduto.

Il giorno della memoria 27 gennaio raccontato dalla signora Alberta

La signora Alberta ha raccontato il suo incontro ravvicinato col nazismo, a soli 18 anni, nel ’43.

Abitava a Ferrara e per lei e la sua famiglia il vero inferno iniziò quando il generale Badoglio annunciò la caduta di Mussolini ma non la fine della guerra. In quel limbo politico costellato di ebrei, nazisti e italiani antisemiti, la famiglia Levi dovette scappare a Roma, per non essere riconosciuta come ebrea (cosa invece nota a Ferrara), per immergersi nell’ anonimato, per iniziare una nuova vita diluendo i propri volti in quelli della folla della capitale.

Perché in quel clima di incertezza niente più li tutelava. Ospite a casa degli zii romani, anche loro ebrei, l’illusione di una vita tranquilla durò un paio di giorni.

I nazisti fecero irruzione nell’appartamento e portarono via la zia, il cugino, la madre e la sorella della signora Alberta.

“Ricordo ancora che la sera prima mio cugino suonò Chopin. Fu l’ultima volta che lo vidi.”

Un solo ordine, scritto in italiano su un biglietto: portare una bottiglia d’acqua e i documenti. Da questo lungo viaggio non erano esentati neanche gli anziani e gli ammalati gravi.

Alberta invece si salvò, come dice per lei, “per caso”. Non appena sentì i rumori il suo istinto la trascinò fuori al terrazzino per farla nascondere dietro le imposte, che erano state spalancate per dare il benvenuto al sole in quella che sembrava una giornata come le altre.

“Ero impietrita. Non riuscivo a muovermi. Non sono neanche sicura che respirassi.”

Mentre i tedeschi urlavano, la sorella chiuse le imposte delle finestre affinché Alberta non venisse scoperta.
Da qui la storia si fa più complicata: Alberta riuscì ad uscire di casa, raggiungendo il padre che dormiva altrove.
Segue poi il racconto di quella travagliata giornata, della ricerca di un posto in cui stare, della disperazione sorda che fischiava nelle orecchie al pensiero della distruzione della propria vita così come la si conosceva, della distruzione delle persone che si amano.

Alberta si ritiene una miracolata. Perché la stessa sera la madre e la sorella riuscirono a scappare dai nazisti spacciandosi per cristiane, non avendo con sé documenti che avrebbero potuto testimoniare il contrario. La loro vita ebrea era a Ferrara, e lì, senza risultare in alcun registro, l’anonimato divenne il loro salvatore.

Nei giorni a seguire però ad altri ebrei non toccò lo stesso destino. I parenti di Alberta morirono nelle camere a gas. Sotto una doccia di morte, esalarono l’ultimo respiro per essere, semplicemente per essere ebrei.

Nel giro di qualche giorno da quel 15 ottobre, 244 bambini ebrei morirono.

Quando si sente parlare la signora Alberta qualcosa si muove inevitabilmente dentro di noi. Sono quei tasti d’umanità che vengono toccati, come corde sottili di uno strumento, quello dell’empatia umana, che fa vibrare la nostra tristezza, la nostra paura, la nostra gioia. Perché queste non sono storie. È vita.

Per noi giovani conoscere il passato non è mai un optional. È un dovere. È il dovere di non far dissolvere quelle vite che sono state bruciate negli inceneritori, di non perdere quelle storie finite nelle camere a gas, quelle esistenze esalate con il girare di una manovella.

Ma soprattutto, il nostro dovere è riconoscere che a muovere le fila della Storia sono le nostre azioni.
I vecchi sentimenti non muoiono mai. Il nemico ieri si chiamava Ebreo, oggi si chiama Rom e domani… potrà avere un nome del tutto nuovo.

Il razzismo è un’ombra dell’umanità non di un periodo storico.

Proprio per questo serve capire, serve sapere per poter agire diversamente. Non ci dobbiamo mai stancare di ricordarlo. Da quelle sofferenze deve nascere qualcosa: deve nascere un “noi” pieno di senso civico e rispetto per il prossimo.

Solo così quelle morti da insensate che erano riacquisiranno un senso. Solo così potremmo fare di quelle brutalità un’opportunità di cambiamento, di maturazione.

Perché, come diceva De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Di quel letame caduto sull’umanità, l’unica nostra chance è far rifiorire un campo laddove v’è terra bruciata.

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto