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8 gennaio 2012

Rapporto Eurostat: amici, parenti e sindacati le risorse per cercare lavoro dei giovani italiani

Che la famiglia e gli amici rappresentino beni indispensabili a cui un uomo deve affidarsi nell’arco della propria vita, è cosa nota da sempre, concetto ribadito poi anche nel cinema con la famiglia Corleone ne Il Padrino.

Oggi a certificare la loro importanza, anche un rapporto Eurostat dal titolo “Methods used for seeking work” (per chi ha studiato francese al liceo, suona più o meno così “Metodi usati per cercare lavoro”) che ha analizzato a livello europeo e quindi anche a livello italiano, come si destreggiano i ragazzi e le ragazze alla prese con la ricerca del sospirato posto di lavoro.

I risultati non hanno portato a nulla di troppo sconvolgente sotto il sole italico: i giovani di casa nostra sono in cima alla classifica europea per la ricerca del lavoro attraverso le cosiddette, intramontabili “conoscenze” .

Amici, parenti e i sindacati: due italiani su tre bussano alle loro porte sperando nella “fortuna” e magari nel “trattamento di favore”.

Per quanto riguarda invece il “sapersi vendere”, questa volta nel senso migliore del termine, ovvero nel saper “spendere al meglio” rendendo migliore, visibile e fruibile il proprio curriculum, l’Italia è fanalino di coda in Europa.

I giovani del nostro Paese sono inoltre tra quelli che meno fanno affidamento sugli annunci di lavoro via stampa e web e che fanno ricorso solo in minima parte ad i centri pubblici per l’impiego e le agenzie del lavoro.

In sei casi su dieci, i giovani preferiscono chiedere direttamente al datore di lavoro per cercare una occupazione, preferendo quindi secondo Eurostat, il “contatto diretto” con chi è posto a capo di un azienda, rispetto a possibili “intermediari”.

I dati raccolti, analizzati da un italiano disoccupato, potrebbero essere letti in maniera leggermente differente.

Oggi un giovane per cercare un posto di lavoro è spesso costretto a contattare direttamente il capo perché nove volte su dieci non esiste un ufficio del personale e le mail di auto-candidatura vengono cestinate in maniera del tutto democratica: tutte indistintamente senza neanche essere aperte e lette.

Quindi anche un perfetto curriculum ha nel nostro Paese non troppa speranza di essere preso in considerazione.

In Italia le offerte di lavoro che appaiono tante volte su giornali e via web, (magari attraverso siti predisposti alla ricerca) risultano appartenere a tre categorie: 1) offerte farlocche /inesistenti; 2) offerte del genere “max 25 anni, 2 laure, 4 lingue e 10 anni di esperienza maturate nello stesso settore”; 3) stage non retribuiti.

I centri pubblici per l’impiego e le agenzie del lavoro non possono fare miracoli e a volte si tolgono dall’impiccio non facendo proprio nulla.

Oggi, forse, un giovane è costretto a rivolgersi a sindacati, amici e parenti per avere non già un occupazione ma la speranza di un colloquio di lavoro.

Davide Ronza

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