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29 gennaio 2012

Teatro Gesualdo, “L’ astice al veleno” di Vincenzo Salemme

E’ stato accolto dal pubblico del Teatro Carlo Gesualdo AD Avellino con grande successo “L’ astice al veleno” di Vincenzo Salemme.

E’ stato accolto dal pubblico del Teatro Carlo Gesualdo AD Avellino con grande successo “L’ astice al veleno” di Vincenzo Salemme.

L’attore e regista,oltre a portare in scena una brillante commedia,ha reso partecipe il suo affezionato pubblico dialogando attivamente con le persone a lui più vicine nel momento in cui è sceso dal palco e insieme agli altri protagonisti!

Ma i motivi del grande successo sono molteplici: il talento di Salemme era ben accompagnato e tra i protagonisti ricordiamo la bravissima Benedetta Valanzano che oltre al teatro è nota anche sul piccolo schermo con la partecipazione a diverse fiction, come Un Posto al sole, La Nuova Squadra, Il Generale dalla Chiesa, e allo show Ballando con le stelle.
Maurizio Aiello, anche lui molto noto per la partecipazione a diverse fiction televisive.

Altro fattore vincente è stata la simpatica trama che ha permesso di apprezzare anche la bravura degli altri attori meno noti: Domenico Aria nel ruolo del Vicedomini, personaggio dalla doppia personalità (quella decisamente maschile verrà fuori solo nel finale), Antonio Guerriero l’attraente scugnizzo ammirato dal Vicedomini nella prima versione gay, Giovanni Ribò enfatico poeta che però crea poco e copia molto, Antonella Morea una perfetta lavandaia ben distante dalla sua signorile vera personalità ma che dimostra la sua valentia di attrice, Nicola Acunzo nel ruolo, ben costruito e magistralmente interpretato, di un Munaciello calabrese, con un unico desiderio: tornare a Catanzaro.

Durante la prima parte dello spettacolo prevale l’aspetto comico della storia d’amore, con formidabili battute, e dialoghi tipici del teatro napoletano, ma nella seconda parte emerge l’aspetto più reale e concreto della vita: i sentimenti delle persone, i tradimenti, il voler cambiare se stessi per farsi amare dagli altri.

L’inventiva e la creatività di Salemme è coinvolgente nel monologo che tiene nella parte conclusiva della storia, la morale a tutti un po’ scomoda induce nuovamente a riflettere,facendoci ricordare quella funzione catartica riconosciuta al teatro qualche millennio fa..ma Salemme lascia tutti con un bel sorriso dicendo: “Non siate sordi e ciechi all’immaginazione. Imparate a sognare che vi fa bene“.

Antonietta Amato

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